Il Movimento Cinque Stelle continua a non sfondare alle elezioni comunali. Un copione che si ripete da anni e che anche questa tornata amministrativa conferma in maniera netta: percentuali basse, presenza territoriale quasi inesistente e candidati spesso poco competitivi nonostante una lunga stagione politica costruita su promesse di bonus, sussidi e misure assistenziali.
I numeri arrivati dalle urne raccontano di un partito incapace di trasformare il consenso nazionale o di opinione in radicamento locale. E questo perfino in territori dove storicamente il M5S alle Politiche o alle Regionali aveva ottenuto risultati significativi.
Ad Avellino il Movimento si ferma all’8,5%. A Salerno crolla al 4,8%, mentre a Macerata si attesta al 4,3%. Stesso dato ad Andria, dove corre insieme ad AVS, e a Crotone e Chieti. Ancora più giù Trani con il 3,5%, Venezia al 2,6%, Prato e Pistoia al 2,3%, Arezzo al 2% e Fermo all’1,7%.
Ma è soprattutto in provincia di Napoli che emerge la difficoltà strutturale del Movimento. In un territorio dove i grillini in passato riuscivano almeno a intercettare voto di protesta e disagio sociale, oggi restano numeri modesti, spesso irrilevanti.
A Mugnano il M5S prende il 3,2%, ad Afragola l’1,89%, a Cardito l’1,94%. A Frattamaggiore si ferma al 3,22%, a Pompei addirittura allo 0,73%. A Portici arriva al 4,21%, a San Giorgio a Cremano al 4,70%, a Casalnuovo al 2,79% e a Somma Vesuviana al 4,28%.
Fa eccezione solo Arzano, dove il Movimento raggiunge l’11,22%, pur risultando comunque ultimo tra i partiti della maggioranza. A Melito, infine, l’8,6 per cento.
Dati che certificano una crisi politica profonda. Il Movimento nato come forza antisistema e alternativa ai partiti tradizionali appare oggi privo di una vera classe dirigente locale, senza sezioni, senza militanza organizzata e senza amministratori capaci di consolidare consenso sul territorio.
Le campagne costruite negli anni attorno a Reddito di cittadinanza, bonus e sussidi non sembrano più sufficienti a trascinare il voto amministrativo, dove contano reti territoriali, candidati credibili e presenza costante tra i cittadini. E proprio su questi aspetti il M5S continua a mostrare le maggiori fragilità.
Alle comunali, ancora una volta, il Movimento resta ai margini. E in molte città i numeri assomigliano più a un prefisso telefonico che a percentuali da forza politica nazionale. La Castellone, da quando giostra in Campania, non ne ha beccata quasi mezza. Micillo è ormai uomo solo di mediazione e diplomazia, ma di scelte azzeccata, a parte Fico alla Regione, voluto da Manfredi più di tutti, pochissime.
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