Monaldi. Trapianto shock: cuore espiantato prima dei controlli. La telefonata che smentisce i medici

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Una telefonata agli atti dell’inchiesta potrebbe cambiare completamente la ricostruzione del trapianto che ha portato alla morte del piccolo Domenico, il bambino di poco più di due anni di Nola. Secondo gli investigatori, quella chiamata dimostrerebbe una catena di errori e una versione dei fatti non corrispondente a quanto realmente accaduto.

Il caso è al centro di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli con il supporto dei Carabinieri NAS e di una commissione ispettiva. Gli accertamenti puntano a chiarire le responsabilità mediche e organizzative che hanno preceduto il trapianto.

I funerali del piccolo si sono svolti mercoledì scorso nella sua città, con una partecipazione enorme della comunità. Alla cerimonia era presente anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a testimonianza della forte emozione suscitata dalla vicenda.

La telefonata che cambia la ricostruzione

Secondo quanto emerso dalle indagini, il 23 dicembre alle 14:22 la dottoressa Farina chiama la sala operatoria per avvisare che si trova nel parcheggio dell’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli.

Ma c’è un dettaglio decisivo: quattro minuti prima, alle 14:18, il dottor Oppido aveva già effettuato il clampaggio dell’aorta del donatore, passaggio che di fatto segna l’inizio dell’espianto del cuore.

Questo significa, secondo gli inquirenti, che l’organo sarebbe stato prelevato prima che qualcuno verificasse realmente le sue condizioni.

Il cuore congelato

Quando finalmente il cuore arriva in sala operatoria per il trapianto destinato al piccolo Domenico, la situazione appare subito drammatica. L’organo, custodito nel contenitore per il trasporto, si presenta come un blocco di ghiaccio.

Nei venti minuti successivi i medici tentano in tutti i modi di farlo ripartire. I tentativi però falliscono. Nonostante tutto, il cuore viene comunque impiantato.

Ma è un organo ormai inservibile: non riprende a battere e non è in grado di pompare sangue.

Due mesi di lotta, poi la morte

Il piccolo Domenico continuerà a lottare per settimane. Ma il suo cuore non riuscirà mai a funzionare davvero. Dopo poco più di due mesi dal trapianto, il bambino morirà.

L’inchiesta ora dovrà stabilire chi ha sbagliato e in quale fase della procedura, ricostruendo minuto per minuto ciò che è accaduto quel giorno. La telefonata emersa negli atti potrebbe rappresentare la prova chiave di una drammatica sequenza di errori.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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