Strage del Rapido 904, riemergono i verbali del pentito Ferraiuolo: nuovi accertamenti della Procura

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Secondo quanto riportato da Il Mattino, tornano al centro dell’attenzione alcune dichiarazioni rese nel 2013 dal collaboratore di giustizia Maurizio Ferraiuolo ai pm di Napoli. I verbali, originariamente acquisiti in un’indagine su presunte infiltrazioni criminali nella sanità campana, sono stati ripresi di recente nell’ambito delle nuove indagini sulla strage del Rapido 904, avvenuta il 23 dicembre 1984 a San Benedetto Val di Sambro.

Ferraiuolo sostiene di aver avuto un ruolo, quando era poco più che un bambino, nel trasporto dell’esplosivo utilizzato per l’attentato, raccontando di aver guidato una Bianchina nella quale era nascosta una valigia contenente l’ordigno. Un racconto che presenta forti criticità temporali, considerando che all’epoca dei fatti il pentito aveva soltanto 11 anni. La strage, lo ricordiamo, ha già portato a condanne definitive, tra cui l’ergastolo per Pippo Calò, ritenuto il principale mandante in collegamento con la Banda della Magliana.

Nel suo verbale, Ferraiuolo chiama in causa lo zio Mario, ucciso nel 2000, indicandolo come custode di armi ed esplosivi per diversi clan napoletani. Secondo il collaboratore, sarebbe stato proprio lo zio a prelevare la valigia con l’esplosivo e a organizzare la consegna nella zona della stazione centrale di Napoli, con il coinvolgimento di esponenti legati al clan della Sanità. Ferraiuolo racconta di aver appreso solo anni dopo la reale natura di quell’operazione, attraverso una confessione dello zio, fatta – a suo dire – tra le lacrime.

Un ulteriore passaggio del racconto riguarda Carmine Luongo, affiliato al clan della Sanità, che secondo Ferraiuolo sarebbe stato inizialmente incaricato di portare la valigia fino a Bologna e che fu poi ucciso in circostanze mai chiarite. Il pentito sostiene che lo zio gli avrebbe salvato la vita convincendolo a non salire sul treno.

Le dichiarazioni di Ferraiuolo sono state acquisite nel 2023 dalla Procura di Firenze, che ha aperto un nuovo fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati l’ex boss di Forcella Raffaele Stolder, sulla base di quanto contenuto nel verbale. Sempre secondo Il Mattino, nel racconto emerge anche un presunto intervento di apparati dei servizi segreti volto a evitare faide sanguinose, episodio che richiama narrazioni analoghe già riferite da altri collaboratori di giustizia ma sempre smentite dai diretti interessati.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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