Le proteste in Iran, iniziate il 28 dicembre 2025 contro il regime della guida suprema Ali Khamenei, hanno raggiunto livelli di tensione altissimi. Secondo un medico di Teheran, almeno 217 manifestanti sarebbero stati uccisi nella capitale, principalmente a causa di proiettili veri. Questa cifra, riportata dalla rivista americana “Time”, indicherebbe una repressione su larga scala. Human Rights Activists News Agency (HRANA), una Ong con sede negli Stati Uniti, ha invece identificato ufficialmente 65 morti e ha riferito di 2.311 persone arrestate fino ad oggi. Sei ospedali di Teheran sarebbero sopraffatti sia dall’afflusso di feriti sia dalla gestione dei cadaveri.
hamenei ordina al massimo livello di allerta i Pasdaran
In risposta alle proteste, la guida suprema Ali Khamenei ha ordinato al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran, di mantenere il massimo stato di allerta, superiore persino a quello adottato durante la recente guerra con Israele a giugno. Secondo fonti iraniane, Khamenei considera i Pasdaran il pilastro più affidabile del regime, credendo che il rischio di defezioni all’interno dell’Irgc sia molto basso rispetto ad altri corpi delle forze armate e della polizia.
Repressione durissima e blackout di internet
Il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha dichiarato che tutti i manifestanti saranno accusati di essere “nemici di Dio” (mohareb), un reato che prevede la pena di morte. L’accusa si estende anche a chiunque supporti finanziariamente o logisticamente le proteste. Nel frattempo, il governo iraniano ha imposto un blackout totale di internet da 36 ore, rendendo difficile la comunicazione e la diffusione di informazioni. Netblocks, un’organizzazione che monitora la connessione globale, ha riportato un crollo al 90% del traffico internet abituale nel Paese.
Scontri accesi e vittime tra le forze di sicurezza
Le manifestazioni continuano a diffondersi nelle strade di Teheran e nelle principali città come Mashhad, Qom e Tabriz. Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio, i cittadini hanno battuto pentole e padelle urlando “Morte a Khamenei”, nonostante la repressione violenta. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, tre agenti di polizia sono stati uccisi negli scontri a Shiraz. Altri 14 membri delle forze di sicurezza, inclusi ufficiali paramilitari dei Basij, sarebbero stati uccisi durante i disordini degli ultimi giorni.
Appelli e posizioni internazionali
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia, ha fatto appello alla popolazione iraniana per uno sciopero generale e una mobilitazione di massa. Tramite un videomessaggio online, ha dichiarato: “Rendendo più organizzata la nostra presenza nelle piazze e bloccando i canali finanziari, possiamo rovesciare la Repubblica Islamica”. Pahlavi ha inoltre precisato che sta preparando il suo ritorno in Iran per partecipare di persona alla rivolta. Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti ribadiscono il proprio sostegno ai manifestanti. Il segretario di Stato Marco Rubio ha scritto su X: “Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano”. Anche Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, ha dichiarato che questo potrebbe essere il momento in cui “il popolo iraniano prenderà in mano il proprio destino”.
























