Marano si risveglia, ancora una volta, sotto il peso di un nuovo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Il secondo in soli quattro anni. Dopo quello del 2021, che vide la caduta dell’amministrazione guidata da Rodolfo Visconti, oggi tocca al sindaco Matteo Morra. Un doppio colpo durissimo per il Partito Democratico locale, che vede così intestarsi due scioglimenti consecutivi — una responsabilità politica non da poco per la principale forza di centrosinistra del territorio.
I due scioglimenti, però, raccontano storie diverse. Visconti, oggi lontano dal PD, apparteneva a un’area politica distinta e mai troppo vicina all’attuale sindaco Morra. Non ha mai nascosto il suo scetticismo verso quella corrente, e anzi — durante il suo mandato — i rapporti interni al partito furono tutt’altro che idilliaci.
Morra, invece, è un veterano della politica maranese. Già consigliere e assessore, ha costruito negli anni un gruppo solido attorno a sé, nel quale spiccano figure come il suo “addetto stampa”, che ha già collezionato ben tre scioglimenti comunali e la fine anticipata dell’amministrazione Cavallo. Un entourage che ha sempre avuto un unico obiettivo: portare Morra alla guida della città. Obiettivo centrato, ma con un epilogo drammatico per l’intera comunità.
Il Partito Democratico di Marano, dunque, dovrà ora fare i conti con una doppia ferita: non solo l’onta del secondo scioglimento consecutivo sotto la sua bandiera, ma anche la frattura interna tra correnti e personalismi che hanno logorato il partito dall’interno. Una crisi di credibilità difficile da recuperare agli occhi dell’elettorato.
Non è la prima volta che Marano finisce commissariata. In totale, sono cinque gli scioglimenti nella storia recente della città. Oltre a Visconti e Morra, anche il democristiano Carlo Di Lanno, il comunista Mauro Bertini (poi reintegrato dal TAR) e il forzista Angelo Liccardo hanno visto le loro amministrazioni cadere sotto il peso delle infiltrazioni mafiose.
Una storia amara, che si ripete con drammatica puntualità. E che impone una riflessione profonda non solo al PD, ma a tutte le forze politiche: Marano merita molto di più di un triste primato fatto di scioglimenti, commissariamenti e promesse mai mantenute.
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