Conti zittisce i gufi: i numeri da record premiano il Festival

0
Condividi
816 Visite

La serata finale del Festival di Sanremo 2025 è finita col botto, come era iniziata: è stata infatti seguita da 13 milioni 427 mila spettatori con il 73,1% di share. Se non è un record poco ci manca per la 75ma edizione della kermesse sanremese, su cui si addensavano nubi minacciose secondo i critici più quotati.

Carlo Conti non avrebbe tenuto il passo con le edizioni di Amadeus. Sbeffeggiati per mesi la Rai e il suo Cda, che aveva la colpa di essere nato sotto il governo del centrodestra, aveva incassato previsioni che Cassandra al confronto pareva Pollyanna.

Gli “esperti” avevano firmato il verdetto anticipato: Conti non sarebbe stato all’altezza dei precedenti, senza Amadeus e con la nuova dirigenza il Festival sarebbe sceso a livelli da sagra della porchetta di Ariccia. Si dava per scontato che a viale Mazzini finissero allo sbando, con percentuali da TeleTuscolo, dopo l’esodo dei vari Flavio Insinna, Fabio Fazio, Corrado Augias, Bianca Berlinguer ecc. ed altri “presunti” insostituibili. Come è finita? Amadeus e Insinna fanno ascolti da prefisso di Bolzano. E i critici (anche il sommo pontefice della critica tv Aldo Grasso) sono stati sconfessati. Per trovare una figuraccia così barbina degli esperti bisogna tornare al Mundial 1982. Gli azzurri di Bearzot dati per vittime sacrificali tornarono a casa con la Coppa del Mondo. Con grande scorno di tutti i giornalisti sportivi: da Gianni Brera in giù.

Carlo Conti come Bearzot

Il Festival di Sanremo ha riscosso un successo oltre le più rosee aspettative, nonostante le accuse di essere una messa cantata, una festa parrocchiale. Invece il “parroco” Carlo Conti ha portato avanti la liturgia sanremese in modo inappuntabile. Che noia le accuse di essere un festival noioso. Noiose semmai sono le critiche a prescindere di chi detesta la musica cosiddetta popolare e leggera, con lo snobismo tutto di certi ambienti radical chic. Il popolo è volgare, ignorante e non comprende il valore del bello. Questa la sintesi di certe critiche, come è stato indecente l’atteggiamento di alcuni giornalisti e blogger nei confronti di Simone Cristicchi.

La sua colpa, quella di avere presentato un brano di una bellezza straziante, toccando un tema delicatissimo come la malattia di un genitore. In realtà, dietro i dileggi e le ostilità acide e pretestuose, c’era solo il piccolo particolare che Cristicchi è un artista libero, non è legato ad alcun carrozzone. Meno che mai alla sinistra, come ha raccontato lui stesso, dicendo che dopo il suo spettacolo sulle foibe è stato costretto a ricorrere alla scorta.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti