Normalmente il nostro cuore batte regolarmente. Il ritmo viene assicurato da un pacemaker naturale o segnapassi che si chiama “nodo del seno” e si trova nel cuore, più precisamente nell’atrio destro. Quando il ritmo non è più regolare, ci troviamo di fronte a quelle che chiamiamo aritmie. In questi casi i sintomi che possiamo avvertire sono rappresentati dalle palpitazioni che si manifestano come “tuffi” al cuore, sensazione di battito mancante, sfarfallii in mezzo al petto accompagnati o meno da capogiri o senso di mancamento. Ma attenzione, le aritmie non sempre sono espressione di una patologia cardiovascolare: si possono verificare in un cuore perfettamente sano e possono essere indotte da stress, forti emozioni, disturbi gastroenterici o endocrini (vedi per esempio casi di funzionamento anomalo della tiroide).
Se in questi casi le aritmie rappresentano una innocente follia del cuore, più spesso sono invece una spia di malattie cardiache. Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Possiamo avere delle aritmie che provocano un abbassamento dei battiti cardiaci (aritmie cosiddette ipocinetiche), legate prevalentemente a una patologia del sistema elettrico cardiaco, che nei casi più gravi portano all’impianto di pacemaker. Esistono poi tutta una serie di aritmie che provocano un aumento dei battiti cardiaci (aritmie ipercinetiche). Responsabile dell’aumento della frequenza cardiaca sono le extrasistoli, vale a dire dei battiti in soprannumero (extra) rispetto a quelli indotti dal suaccennato segnapassi fisiologico (nodo seno atriale). L’origine di questi battiti può essere localizzato negli atri che sono le due camere cardiache al di sopra dei ventricoli oppure nei ventricoli stessi.


























