Napoli, usura: arrestata anche la figlia di Gennaro Licciardi

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Pensando di ottenere un ridimensionamento dei tassi d’interesse, anche di diverse
migliaia di euro al mese, hanno pensato di rivolgersi alla
camorra e non alle forze dell’ordine, cadendo dalla padella alla
brace: è quanto successo a due commercianti napoletani rimasti
intrappolati in un vorticoso giro d’usura a cui ha messo fine la
Polizia di Stato di Napoli (Squadra Mobile e Commissariati di
Scampia e Secondigliano) che ha arrestato nove persone (quattro
in carcere e cinque ai domiciliari), tra cui Rosaria Licciardi,
figlia del capoclan Gennaro Licciardi, detto “a’ scigna” (la
scimmia).
Dopo essersi trovati in notevoli difficoltà a causa dei
prestiti chiesti e dei tassi esorbitanti che avrebbero dovuto
corrispondere agli esattori, si sono rivolti al clan Licciardi
che invece ha rincarato la dose, con il chiaro obiettivo di
acquisire le loro proprietà e riciclare fondi frutto di attività
illecite.
Secondo quanto emerso dalle ultime indagini della Direzione
Distrettuale Antimafia partenopea i clan con maggiore
disponibilità di denaro liquido, come per esempio il clan
Licciardi, stanno portando avanti questa attività proprio per
acquisire imprese e negozi mettendo i proprietari in gravi
difficoltà, soprattutto in condizione di non pagare i prestiti
chiesti che poi alla fine si estinguono con la cessione
dell’attività. E, infatti, le due vittime in questione si sono
viste moltiplicare le quote da restituire fino all’inverosimile:
infatti, nel giugno 2023, a fronte di un prestito da 15mila euro
avrebbero dovuto restituirne 18mila ma già nel novembre dello
stesso anno, a fronte di un prestito di 200mila euro (in quattro
rate da 50mila euro) alcuni degli indagati avevano già chiesto,
a titolo di interessi, ben 120mila euro.
I destinarri degli arresti in carcere sono Antonio
Donnarumma, Pasquale Casertano, Alfredo Zona e Mario Vittoriosi.
Domiciliari invece per Massimo Donnarumma, Giovanni Ioime,
Emaniele Flaminio, Alfredo Franco e Rosaria Licciardi per la
quale il gip Maria Gabriella Iagulli ha ritenuto di escludere
l’aggravante dell’agevolazione camorristica confermando però la
modalità mafiosa dei reati contestati. (ANSA).

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