“Un vero peccato che non le abbiano spaccato la testa a metà, che non l’abbiano ridotta in stato comatoso, possibilmente profondo, con lesioni permanenti”. È uno dei passaggi di una lettera choc spedita e recapitata ad Angelo De Simone, il poliziotto ferito da un sampietrino in piazza Duomo il 17 ottobre durante la guerriglia scatenata da decine di incappucciati. La sua immagine con il volto insanguinato è diventata il simbolo della violenza delle proteste di piazza. Ma anche del sacrificio quotidiano degli uomini e delle donne in divisa per garantire l’ordine pubblico.
La foto, diventata virale nelle ore successive agli scontri, è stata perfino condivisa in un post dalla premier Giorgia Meloni. “A volto scoperto senza arretrare. Davanti a lui chi si nasconde dietro un cappuccio per colpire. Lo Stato non è un concetto astratto – scrive – è fatto di persone che con coraggio e senso del dovere restano al proprio posto quando altri scelgono la violenza”. Il dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia, Angelo De Simone, quel giorno impegnato nel servizio di ordine pubblico, ferito alla testa non ha lasciato la piazza ed è andato avanti a lavorare fino a notte. E anche il giorno dopo. De Simone è sempre in prima linea durante le manifestazioni a rischio, coordina migliaia di agenti nella fase più accese degli scontri, insomma un dirigente di polizia modello.
“Peccato non le abbiano spaccato la testa a metà, siete delle mer…”
Ancora una volta però la sindrome anti-sbirro e la narrazione sugli agenti dipinti come pericolosi ‘manganellatori’ al servizio del governo ‘nemico’ ha dato i suoi frutti acerbi. Lo dimostra la lettera grondante insulti e minacce con tanto di busta scritta a mano e regolarmente affrancata, indirizzata al dirigente De Simone. In calce la firma a mano, poco leggibile per ora. Non è escluso che, grazie al database di dati e di documentazioni da cui trarre una firma a disposizione della polizia, l’autore sia già stato identificato.
La firma a mano non leggibile al vaglio della polizia
Nella educatissima missiva l’autore si mostra dispiaciuto che l’agente di polizia non sia stato picchiato di più, che non sia finito in coma su un letto di ospedale. Tra i passaggi del capolavoro letterario anche questo. “Qualcuno ha scritto che il lavoro del poliziotto è un lavoro da figlio di put…, è troppo poco, è un lavoro da persona mentalmente bacata, che ha venduto l’anima alla più bieca forma di repressione del potere di turno. Siete delle mer… Lei è una mer…”. Per concludere: “Con tutto il risentimento, il rancore e l’odio possibile auguro a Lei ed ai suoi uomini di mer… di crepare tra i peggiori tormenti”.

























