
Haniyeh, 62 anni, è stato assassinato nella notte tra martedì e mercoledì in un attacco aereo compiuto dalle forze armate israeliane, mentre si trovava a Teheran. Adesso, quello che tutti si chiedono è quali saranno le conseguenze del raid, ma soprattutto quanto questa azione inciderà sui numerosi tavoli aperti, a partire da quello che vede i negoziati per la liberazione degli ostaggi israeliani a Gaza, fino ad arrivare al nucleare iraniano.
La sfida all’Iran
Ismail Haniyeh, che risiedeva principalmente in Qatar da cui coordinava le attività politiche e diplomatiche di Hamas, quando è stato assassinato si trovava in Iran per la cerimonia d’insediamento di Massoud Pezeshkian, il nuovo presidente aperto alle riforme e al dialogo con l’occidente.
Secondo Paola Caridi, studiosa di Hamas e giornalista, l’eliminazione di Haniyeh non è un problema per l’organizzazione islamista, che potrà continuare a operare rimpiazzandolo, quanto per la regione: l’uccisione di un ospite in un paese, come avvenuto in Iran, che si era fatto garante della sua sicurezza, è un colpo durissimo all’immagine degli ayatollah e può avere ripercussioni simboliche importanti. “Teheran non può non rispondere – dice in un’intervista Caridi – non è come l’attacco sul consolato iraniano a Damasco al quale il regime rispose con una rappresaglia moderata cui seguì una contro-risposta altrettanto moderata di Israele.
Secondo Abdolrasool Divsallar, politologo esperto di Iran dell’Istituto di ricerca delle Nazioni Unite sul disarmo, non c’è dubbio che la morte del leader di Hamas interromperà i negoziati, poiché alla fine bisognerà negoziare con Hamas per porre fine al conflitto. L’operazione ha sottolineato ancora una volta l’inferiorità dell’intelligence iraniana e la vulnerabilità degli ayatollah alle operazioni israeliane.
L’ipotesi più ottimista
L’assassinio, tuttavia, scrive Divsallar, non cambierà la politica dell’Iran, che ha subito uccisioni più notevoli e influenti, come quella del generale Soleimani per opera dell’esercito statunitense. La risposta probabilmente ci sarà, e potrebbe coinvolgere anche altri attori come gli Hezbollah, gli Houthi e i gruppi iracheni. Ma può anche ripetersi quanto è avvenuto in aprile, quando l’Iran si è vendicato dell’attacco ricevuto contro una sua ambasciata a Damasco, e con gli Stati Uniti che potrebbero fare pressione su Israele per assorbire la prossima risposta iraniana con l’aiuto degli alleati ed evitare una seconda risposta.
























