Autorità giudiziaria, forze dell’ordine e prefettura di Napoli hanno perso o stanno perdendo la battaglia sulle interdittive antimafia, mentre a livello comunale siamo fermi sull’acquisizione o gestione di alcuni beni abusivi.
Ormai è chiaro a tutti, è il segreto di Pulcinella: tante ditte, sequestrate o interdette negli ultimi anni, grazie a tanti sforzi e indagini, hanno trovato nuovamente l’escamotage per aggirare i provvedimenti. Ditte, imprese intestate ad altre persone, magari finanche della stessa cerchia familiare, e chi era stato fermato ritorna a lavorare come se niente fosse accaduto. Accade in tanti settori: supermarket, bar, imprese funebri, agenzie immobiliari. A pagare, talvolta a caro prezzo, sono invece aziende sane, colpite per questioni minori. Quelle realmente gestite da mafiosi fanno il bello e il cattivo tempo.
Negli anni scorsi molte imprese erano state fermate grazie a un certosino lavoro degli organi inquirenti, in primis dell’ufficio antimafia della prefettura, ma ormai tutto o quasi è andato perduto. C’è sicuramente una falla legislativa, fatta di appigli che consentono alle aziende di “riciclarsi” in qualche modo, ma c’è anche altro. I controlli negli uffici e locali di queste aziende – che sono in capo alle forze di polizia, vigili inclusi – dovrebbero essere più costanti, anche perché in molti casi i dipendenti delle stesse sono gli stessi che lavoravano per quelli interdetti. Una presa in giro, insomma, senza precedenti. Basterebbe segnalare e relazionare prefettura e autorità giudiziaria. Ma non è semplice: perché anche in certi contesti istituzionali, su taluni aspetti, la musica sembra essere cambiata.
A Marano, inoltre, si è alzata (per ora) bandiera bianca anche sui beni che un tempo erano stati acquisiti al patrimonio comunale. La villa di via Sant’Agostino (abusiva) era rientrata in un piano di immobili comunali (amministrazione Visconti e commissari pre Visconti) da dare alle famiglie che sono entrate nelle graduatorie per l’accesso alle case popolari. Il Comune, però, perse la sfida in sede di giustizia amministrativa per una serie di sviste ed errori procedurali. Basterebbe, però, anche in quel caso riformulare l’iter urbanistico per sbloccare l’impasse. Lo abbiamo scritto centinaia di volte anni fa, ma al momento nulla. Ci sono poi le case di via Antica Consolare Campana, che vennero vandalizzate qualche anno fa. Anche per quelle tutto tace. Non è chiaro, inoltre, il destino del Galeota, altro complesso residenziale e situazione più o meno identica a quella di Sant’Agostino. Non sono chiare tante altre situazioni. Passano gli anni, gli scioglimenti per mafia, i sequestri, le interdittive antimafia, le acquisizioni al patrimonio comunale ma nulla cambia. Non siamo a conoscenza delle intenzioni della giunta Morra su questi punti (per ora si pensa soprattutto alle festicciole di piazza) né tanto meno se queste vicende siano all’attenzione degli organi inquirenti.
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