Processo Pip, fissata (dopo un lungo periodo) la data dell’inizio del secondo round giudiziario. Sarà celebrata il 31 ottobre, quasi due anni dopo la lettura del dispositivo del primo grado, la prima udienza del processo d’appello che vede imputati i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, gli imprenditori di Sant’Antimo a capo dell’azienda che realizzò l’area industriale di via Migliaccio, Antonio Di Guida, politico e imprenditore di Marano, e Oliviero Giannella, tecnico molto noto negli ambienti comunali.
Il processo di primo grado si concluse con l’assoluzione dei fratelli Cesaro – entrambi accusati di concorso esterno con il clan Polverino – e le condanne di Di Guida e Giannella. Aniello Cesaro, invece, rimediò una condanna per falso ideologico (in relazione alle certificazione e attestati di collaudi strutturali del polo produttivo) aggravato dalla finalità mafiosa.
L’inchiesta, coordinata dai magistrati della Dda di Napoli e condotta dai carabinieri del Ros, partì tra la fine del 2015 e i primi mesi dell’anno successivo e si sviluppò attraverso vari step: l’acquisizione di faldoni presso l’ufficio tecnico comunale, l’emissione di numerosi avvisi di garanzia, la convocazione di politici e tecnici presso gli uffici del Ros, cui fece seguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i Cesaro, Di Guida, Giannella, nonché per i cugini Salvatore Polverino e Antonio Visconti, questi ultimi poi ritenuti estranei alle accuse formulate dalla Procura.
I giudici di Napoli nord, nella sentenza pubblicata circa un anno e mezzo fa, stabilirono che non vi era alcuna reale prova che i Cesaro – al fine di ottenere vantaggi per l’aggiudicazione dei lavori – avessero stipulato un patto con i vertici del clan Polverino. Nella sentenza, tuttavia, i giudici precisano che i Cesaro ebbero sicuramente rapporti con l’imprenditoria maranese contigua agli ambienti camorristici (il riferimento è all’imprenditore Angelo Simeoli) e ai tecnici (Giannella) del territorio.
Elementi di prova “chiari”, invece, furono riscontrati per Antonio Di Guida (ex assessore provinciale di Forza Italia) e per lo stesso Oliviero Giannella. Giannella è il tecnico di fiducia della famiglia Polverino, mentre Di Guida fu condannato per vicende non connesse ai lavori nell’area industriale bensì per alcuni affari immobiliari (in comuni diversi da Marano) che avrebbero beneficiato del sostegno del clan.
I tempi per l’avvio del processo d’appello si sono allungati per gli “strani” intoppi riscontrati nella fase di trasferimento della documentazione del processo di primo grado. A Napoli nord, intanto, è alle battute finali un altro procedimento giudiziario strettamente connesso alla vicenda Pip. In questo filone sono imputati (per corruzione o concorso esterno) i fratelli Cesaro, l’imprenditore edile Angelo Simeoli, l’ex dirigente comunale Armando Santelia e l’ex sindaco di Marano Mauro Bertini.
Nell’area industriale di Marano furono realizzati circa 40 capannoni. Allo stato il complesso, sulla scorta di vecchi provvedimenti amministrativi e di alcune sentenze, è da ritenersi di proprietà del Comune. La società dei Cesaro, la Iniziative industriali, è stata nel frattempo interdetta per mafia, ma i suoi amministratori continuano a contestare – anche mediante ricorsi in sede civile – le decisioni assunte dall’ente cittadino. Il Comune, di recente, ha prorogato il contratto di affitto a uno dei concessionari. Non lo ha fatto, invece, per altri che pure erano nelle stesse condizioni. L’ente (stranamente) vuole attendere l’esito di un ulteriore ricorso promosso dai Cesaro. Dal punto di vista amministrativo, i vertici degli uffici avrebbero potuto tranquillamente (in attesa di ulteriori determinazioni della giustizia civile) prorogare i contratti anche ad altri imprenditori, in virtù del fatto che il Comune è al momento il legittimo proprietario e che la Iniziative industriali è una società interdetta per mafia. Ennesima situazione che, a nostro avviso, non è stata gestita al meglio dai commissari e dai funzionari preposti.
Cenni storici:
L’appalto fu aggiudicato ai Cesaro nell’anno 2005. Il sindaco in carica era Mauro Bertini.
Le concessioni per la realizzazione dei capannoni furono sbloccate anni dopo dal tecnico comunale Gennaro Pitocchi. Il sindaco in carica era Salvatore Perrotta.
L’affare Pip è un project financing voluto dal Comune già a partire dalla fine degli anni Novanta. Sindaco in carica era Mauro Bertini.
Il Comune, parallelamente allo svolgimento delle indagini da parte dei Ros, fu autore di una relazione tecnica nella quale si ravvisano numerosi abusi di carattere amministrativo. In alcuni punti quella relazione è stata poi confutata in sede dibattimentale.
La società di Angelo Simeoli avrebbe dovuto rilevare quella dei Cesaro. L’affare saltò per le richieste economiche ritenute troppo onerose.
I Cesaro si sono sempre dichiarati estranei alla vicenda e hanno accusato tecnici e politici di Marano (ai quali sarebbero stati elargite tangente) di averli contrastati con diversi mezzi.
Il processo è iniziato nel 2017, ad oltre dodici anni dall’aggiudicazione del bando. Tante situazioni, potenzialmente importanti ai fini della ricostruzione della verità, erano ampiamente prescritte.
























