Quirinale, lavori in corso. Draghi ci crede, ma Salvini, Renzi e Meloni potrebbero proporre altri. Oggi il summit del centrodestra

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FILE - In this Thursday, Nov. 12, 2015 file photo President of the European Central Bank Mario Draghi as he addresses the committee on economic and monetary affairs at the European parliament in Brussels. Europes modest economic recovery is finally showing signs it might be the real deal, after years of sluggishness and false starts. And that has helped European Central Bank head Mario Draghi hit the pause button on his 1.5 trillion euro stimulus machine. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert, File)
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“Lavori in corso”. Un segnale, a meno di due giorni dal voto per il Colle, è arrivato da Matteo Salvini. Il leader del Carroccio, nel pieno del caos di incontri e trattative, ha scritto un messaggio a tutti gli altri leader (e non solo quelli di centrodestra) per avvisare che nella sua coalizione qualcosa si muove. Silvio Berlusconi dopo giorni di silenzio si è deciso a convocare il vertice con Fi, Lega e Fratelli d’Italia: oggi vedrà a Roma gli alleati e lì scioglierà la sua riserva. La sua candidatura è già considerata fallita da alcuni giorni, ma il Cavaliere vuole essere quello che dà le carte e finora si è rifiutato di farsi da parte. Da lì, da quell’incontro, uscirà la prima mossa concreta in vista del voto di lunedì. E di conseguenza si muoveranno tutti gli altri leader. Oggi però i segnali sono stati tanti. Sono due le parole chiave della strategia condivisa dai partiti: nome di alto profilo e patto di legislatura. Se tutte le forze (media e finanza in primis) sembrano voler far scivolare i partiti verso Mario Draghi, c’è una strada alternativa che si sta facendo sempre più concreta: sostenere un nome super partes che possa mettere tutti d’accordo ed evitare di far precipitare i partiti nella crisi di governo. Perché questa è l’altra priorità condivisa da destra a sinistra: il governo non può cadere (di nuovo) e nessuno vuole trascinare il Paese nell’ennesimo stallo politico (mettendo a rischio l’ultimo anno di poltrone). Ecco allora che oggi le frasi da segnarsi sono state quelle di Matteo Salvini (“Farò una o più proposte di alto profilo”) e di Matteo Renzi (“Se propone un nome nell’interesse del Paese, lo si vota”).

Il nome di alto profilo e le trattative dei partiti – Se solo 24 ore fa, a far rumore era l’editoriale del Financial Times che incoronava anzitempo la salita al Colle di Mario Draghi, oggi non sono mancate le spinte per lavorare a un’altra rosa di nomi. L’incontro tra Salvini e Conte di ieri ne è stato il segnale più importante: è possibile fare asse su un nome terzo. E se mai dovesse arrivare un nome dal centrodestra, non potrà essere certo un nome espressione diretta dei partiti: per intenderci la strada per Casellati e Moratti è in salita, ma pure quella di Pier Ferdinando Casini che a fatica sarebbe digerito nella galassia M5s. Insomma la trattativa è molto complessa e deve tenere in piedi le esigenze e i desiderata di tutti i fronti. Un passaggio decisivo sarà quello di oggi quando, al vertice del centrodestra, Berlusconi dirà cosa ha deciso: si farà da parte e indicherà il suo candidato? Se avverrà si potrebbe aprire una nuova fase politica alla vigilia del primo voto dei Grandi elettori previsto per lunedì alle 15. La decisione dell’incontro romano è stata presa dopo una telefonata a tre con Matteo Salvini e Giorgia Meloni che con tutta probabilità avranno pressato il Cavaliere ad accelerare i tempi.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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