«Gli indiziati sono stati individuati e interrogati dai magistrati nel rispetto della legge». Così il procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, durante la conferenza stampa sul caso dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso con 11 coltellate. Gli interrogatori di Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth «sono stati effettuati con tutte le garanzie difensive — ha spiegato —, alla presenza dei difensori, dell’interprete e previa lettura di tutti gli avvisi di garanzia previsti dalla legge. Gli interrogatori sono stati anche registrati». Prestipino ha poi aggiunto che la procura della Repubblica indagherà con rigore sulla vicenda della fotografia che mostra bendato in caserma uno dei due giovani americani(Natale Hjorth) accusati dell’omicidio del vice brigadiere: «C’è stata una tempestiva segnalazione da parte della stessa Arma», che ha definito il fatto «grave e inaccettabile». La Procura ha avviato indagini in merito nel corso delle quali verrà adottato il «rigore dimostrato in altre analoghe vicende». «Natale Hjorth non ci ha detto nulla in sede di interrogatorio del fatto che fosse stato bendato prima di essere sentito da noi magistrati, ha chiarito Prestipino. «Vi sono alcuni aspetti della vicenda che devono essere ancora approfonditi. Accertamenti saranno condotti dal mio ufficio con scrupolo e tempestività», ha concluso Prestipino, ringraziando gli agenti per essere arrivati all’individuazione dei responsabili nelle prime dodici ore. La morte del carabiniere «è una perdita insanabile e vuoto incolmabile, resta l’esempio che vi deve guidare». Il vicebrigadiere «era un servitore dello Stato caduto nell’adempimento del dovere, un dovere duro ma essenziale e determinante per garantire l’esistenza dello Stato e assicurare il rispetto della legge sempre e comunque».
L’arma dimenticata
Perché la notte del 26 luglio erano presenti anche degli agenti in borghese? «Nel quartiere Trastevere operiamo sempre sia con servizi in borghese sia in divisa, ed è questo il contesto in cui abbiamo operato. Interventi di questo tipo li facciamo ogni giorno», ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Francesco Gargaro. Sul momento dell’omicidio, poi, e sul mancato uso delle armi da parte di Varriale e Cerciello Rega, Gargaro ha spiegato: «Non c’è stata possibilità di usare le armi. Primo perché è disciplinato e comunque perché sono stati sopraffatti nell’immediatezza. Nè il carabiniere Varriale poteva sparare a un soggetto in fuga, altrimenti sarebbe stato lui indagato. I colpi in aria a scopo intimidatorio non sono previsti dal nostro ordinamento». Cerciello non aveva l’arma con sé al momento dell’aggressione, ma solo le manette: «L’aveva dimenticata. Ma non cambia perché, come Varriale, non avrebbe avuto il tempo di reagire». Riguardo alla presenza di altre unità in zona Gargano ha ricordato che «c’erano quattro pattuglie che non dovevano essere visibili per pregiudicare esito operazione». Quello che dice la vedova, ossia che lui fosse in servizio in caserma, «non è corretto. Era in pattuglia in borghese e andò in caserma solo per portare del gelato ai colleghi».
La falsa indicazione dei due magrebini
L’indicazione del fatto che fossero stati due maghrebini «è stata data da Brugiatelli»,la persona che era stata derubata della zaino, ha aggiunto Gargaro. «Ha parlato di due persone di carnagione scusa, presumibilmente maghrebini – sottolinea -. Lo ha detto perché aveva il timore di dire che conosceva gli autori dell’omicidio. Non voleva essere associato al fatto. Solo dalle immagini si è scoperto l’antefatto».



























