
A dare la notizia della nuova costola dell’inchiesta è il sito del settimanale l’Espresso. Conversando con Palamara, Lotti parla di un dossier per screditare Ielo. Quel dossier è basato su alcune consulenze che il fratello del pm anticorruzione, Domenico, ha avuto dall’Eni. In quella conversazione, omissata nella prima informativa della polizia giudizia, Lotti confida a Palamara di essere in possesso di alcune carte sul fratello di Ielo. A dargli quelle carte sarebbe lo stesso Descalzi, che dell’Eni è amministratore delegato. Quella conversazione è ancora in fase di riscontro.
L’indagine sul depistaggio – È possibile che Lotti avesse millantato o che chiarisca il senso della sua frase. L’indagine è affidata ai pm milanesi Fabio De Pasquale, Laura Pedio e Paolo Storari. Descalzi è attualmente imputato a Milano per corruzione internazionale. Sempre la procura guidata daFrancesco Greco sta indagando sul dossieraggio organizzato per deviare le indagini della procura di Milano sulle tangenti pagate in Nigeria. Indagini per le quali proprio Descalzi è a processo. Quel dossieraggio fu organizzato dall’avvocato Piero Amara, l’ex legale dell’Eni al centro dell’inchiesta sulle sentenze comprate al Consiglio di Stato.
La replica di Lotti ed Eni – Lotti ha smentito ogni ipotesi accusatoria : “Nego di aver ricevuto qualsiasi pezzo di carta o informazione dal dott. Descalzi con il quale, oltretutto, non ho contatti dal 2016”. Una replica sulla vicenda arriva anche dall’Eni. “Eni – fa sapere l’azienda energica -smentisce in modo categorico che l’Amministratore Delegato, Claudio Descalzi, abbia mai consegnato al Dottor Lotti documentazione relativa al fratello del Dottor Paolo Ielo (pm della procura di Roma, ndr). A questo proposito, considerata l’estrema gravità delle affermazioni rese pubbliche dalla testata senza alcun supporto di prova o riscontro, l’amministratore delegato di Eni si riserva di intraprendere le opportune vie legali a tutela della propria reputazione”. In merito al procedimento in corso presso il Tribunale di Milano per ipotesi di corruzione internazionale in Nigeria, Eni “confida che il processo potrà accertare la completa estraneità della società e del management rispetto ad asserite condotte illecite legate all’acquisizione del Blocco Opl245, estraneità testimoniata anche dagli esiti delle verifiche interne che gli organi di controllo della società hanno affidato a più riprese a consulenti indipendenti di reputazione internazionale”. Infine, in merito alle indagini relative al presunto ‘depistaggio, Eni “ribadisce la fermissima convinzione di essere la parte lesa in ogni prospettiva e prospettazione legata, o comunque connessa, alle ipotesi inerenti presunti depistaggi delle attività investigative presso qualsivoglia procura della Repubblica dello Stato Italiano, o altrimenti in relazione alle nuove ipotesi di reato.























