Camorra, clan e politica, la Procura non sfonda. Almeno per il momento, non passa la linea dell’accusa su una delle più complesse e voluminose inchieste condotte dalla dda di Napoli in materia elettorale. Pochi mesi fa infatti il gip Maria Gabriella Pepe ha rigettato una maxiretata a carico – tra gli altri – di politici, galoppini, imprenditori e prestanome, con un provvedimento che suona come una stroncatura. Ma il caso è ancora aperto e il match si è spostato dinanzi al Riesame, con un appello della Procura sia in materia di misure cautelari sia in tema di sequestri. Ma andiamo con ordine a riassumere un’inchiesta che risale ad almeno dieci anni fa, che punta i riflettori sul gruppo imprenditoriale della famiglia Marano, in particolare all’ex senatore di Forza Italia Stefano Marano. Due le accuse principali, su cui il gip non ha ritenuto possibile applicare arresti e sequestri: riciclaggio e voto di scambio, reati ricondotti a una presunta associazione per delinquere, con l’aggravante di aver favorito i clan di Secondigliano (dai Di Lauro ai Lo Russo).
Il Mattino
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