Il riferimento dello studioso è alla scelta di affidare la custodia del bene (lo hanno fatto i vigili urbani) a tal avvocato Pagliano, che ne ha rivendicato la proprietà. E, nel contempo, all’ambiguo comportamento assunto dalla Curia di Pozzuoli, che sembra essersi disinteressata allo splendido complesso, nonché dal Comune di Marano che non ha mai pensato di investire i fondi attinti in passato dal Piu Europa.
“Per dimostrare la proprietà di un bene ci vogliono documenti inoppugnabili. Primi tra tutti gli atti notarili che, nel caso di Pietra Spaccata, risalgono al 1600 e si trovano anche presso l’archivio di Stato di Napoli. A questi si affiancano eventuali sentenze dei Tribunali tra cui quella riportata in sintesi proprio della lapide della predetta Chiesa. Ricordo a nome dell’Archeoclub che presiedo che i volontari dell’Associazione sin dal 1992-3 hanno provveduto a disseppellire il complesso eremitico dalle macerie e dall’enorme massa di terra e piante precipitate nel tempo dalla sovrastante collinetta e come unico interlocutore hanno avuto la Curia di Pozzuoli, da Mons. Sorrentino in poi. Mai hanno incontrato, direttamente o indirettamente altri presunti o veri proprietari del bene, pur curandone e promuovendone quotidianamente l’immagine e soprattutto sollecitandone la valorizzazione, la salvaguardia e la tutela in tutte le sedi istituzionali competenti, a partire da Amministrazione locale e dalle Soprintendenze. Proprio il lavoro pluriennale, fatto a mano dai volontari, per rimuovere il materiale franato dai primi del ‘900 e mai da presunti o veri proprietari, ha permesso di rendere praticabile il romitorio, più sicuro l’accesso alla cappella e, soprattutto, di riportare in luce parte dei resti di una villa romana del I sec. a. C. – II s. d. C. in cui le grotte del complesso monumentale costituivano un articolato ninfeo.
Questi importanti rinvenimenti uniti a numerosi materiali fittili e frammenti musivi hanno permesso all’Archeoclub di ottenere il vincolo archeologico sull’area in questione e di poter organizzare sagre per far conoscere la produzione agricola locale, feste religiose, visite guidate gratuite, progetti didattici permanenti con la fondazione Napoli99 e la Fondazione Pegàse c/o il Parlamento Europeo, che ha visto il suo apice nel convegno internazionale tenutosi a Canterbury nel 1996. Pietra Spaccata era stata prescelta dall’apposita commissione per rappresentare un singolare bene culturale dell’Italia, da con frontare con quelli delle altre scuole ed istituzioni europee. Ebbene tutto ciò non è bastato alle amministrazioni comunali che si sono succedute per promuovere il restauro funzionale del complesso eremitico, nè per sostenere o intensificare quelle culturali avviate dall’Archeoclub a dalle altre associazioni coinvolte. Non sembra sia mai stata considerato per inserirlo in “Più Europa” e, le Istituzioni tenute alla Tutela del Bene, si sono solo palleggiate le responsabilità senza mai portare a conclusione i propri Atti. Persino le continue denunce della stampa, non hanno sortito effetti apprezzabili e al degrado che affligge il Santuario (detto anticamente del Salvatoriello di Pietra Spaccata), nonostante le cure e la vigilanza costante dell’Archeoclub, si deve aggiungere quello dell’intero canalone e del bosco circostante, avvelenati da un’enorme discarica di rifiuti di ogni tipo che nulla ha da invidiare alla “terra dei fuochi”.
Professor Carlo Palermo

























