Ci sono luci ed ombre sul ferimento alle gambe di Michele Marchesano, cognato di Giuseppe Polverino, alias ‘o Barone. Storie note, ma anche qualcosa di poco chiaro.
Andiamo per ordine. Michele Marchesano è un imprenditore noto in città e per anni ha fornito prodotti alimentari a pizzerie, ristoranti, salumerie, bar, mense. Per un decennio abbondante ha avuto il monopolio nel settore, in quanto sul territorio non esistevano ditte concorrenziali. Le cose iniziano a cambiare per lui quando, nel settembre del 2012, gli uomini di Mariano Riccio, legato agli scissionisti di Mugnano e Melito, invadono Marano. Fuori dai giochi gli scissionisti, azzerati nell’arco di un biennio, il cognato del Barone ricomincia a farsi vedere in giro, ma a quel punto le cose a Marano erano già cambiate, anche sotto il profilo della gestione dei traffici leciti. Uno dei suoi capannoni adibito ad uso commerciale fu sequestrato dai Nas lo scorso anno (nella foto). Era abusivo, ma i vigili e il personale tecnico del Comune di Marano non se ne erano mai accorti.
Qualcosa si è ulteriormente inceppato nei mesi scorsi: uno dei suo camion è stato rubato e gli inquirenti ipotizzano di un suo coinvolgimento nella sparatoria, avvenuta due mesi fa, al corso Italia. Marchesano era uscito di scena, in giro non si vedeva più. Ieri ai Camaldoli, a qualche chilometro dalla sua abitazione (vive nella periferia di Marano), due ragazzi in moto hanno lo hanno derubato di un orologio e lo hanno poi gambizzato.
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