Marano, lo scioglimento del Comune e quel personaggio (non politico) che ha “rovinato” Liccardo. Ha orchestrato tutte le manovre più spregiudicate

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Il Comune sciolto per camorra e quei tre episodi chiave che avrebbero potuto cambiare il corso della storia dell’ente. Tre casi, tre situazioni orchestrate da un’unica mente che ha una più che discreta (è un eufemismo) fetta di responsabilità in quel che è accaduto.

Tre storie note agli addetti ai lavori, raccontate spesso dal nostro giornale ma forse dimenticate da qualcuno.

Il primo caso si riferisce all’installazione, in un’aiuola pubblica, di una statua raffigurante la Vergine. La concessione dell’aiuola al privato era legittima, la statua no. Qualcuno – il personaggio che ne ha combinate più della grandine – decise poi che ci dovevano essere targhette commemorative e che la statua dovesse essere bella, grande, mastodontica, a mo di ricordo e di avviso per tutti.

Lo stesso personaggio si mosse anche nel luglio del 2015, subito dopo le dimissioni di Liccardo. Fu lui a trattare con uno dei trasformisti che dalla minoranza saltarono sui banchi della maggioranza. Fu lui, assieme ad altri, ad insistere e a convincere l’ex sindaco (errore imperdonabile) a tornare sui suoi passi.

Lo stesso personaggio si mosse anche quando l’opposizione tentò di sfiduciare Liccardo, che avrebbe dovuto capire l’antifona e che invece, ad un certo punto, decise di incollarsi alla poltrona.

La minoranza aveva l’accordo praticamente fatto anche con un paio di membri dell’allora maggioranza, ma il personaggio questione – con una telefonata a un imprenditore – riuscì a bloccare l’operazione che si stava per effettuare davanti a un notaio di Calvizzano.

In queste storie, che sono solo una parte di quelle esaminate dagli 007 della prefettura, c’è lo zampino di un personaggio che non riveste ruoli politici né imprenditoriali.

 

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