La custodia dell’eremo di Pietraspaccata a un privato, il professor Palermo non ci sta e invia un esposto ai carabinieri e alla Procura. “Quel bene è della Curia, ecco i documenti che lo attestano”

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Eremo di Pietraspaccata, ancora polemiche sulla titolarità del bene e sulla decisione, a dir poco contestata, assunta qualche tempo fa dai vigili urbani di Marano, di affidarne la custodia a un privato, tal avvocato Pagliano, che ne rivendicava la titolarità sulla base di requisiti di cui si sa poco o nulla. Contro quella decisione si è da sempre schierato il professor Carlo Palermo, l’uomo che ha riscoperto Pietraspaccata (da tempo a rischio crollo) e che ha dedicato parte della sua vita al recupero e alla salvaguardia dei “gioielli” maranesi. Palermo, attraverso alcune ricerche, ha recuperato documenti (tra cui un atto parlamentare) che confermerebbero le tesi sostenute per decenni: il bene è della Curia di Pozzuoli, che da qualche tempo però ha deciso di disinteressarsi al problema. Da qui, dopo decine di sollecitazioni informali ai governanti della nostra città, tra cui il prefetto uscente Reppucci (sollecitazioni cadute nel vuoto), la necessità di sottoscrivere un esposto inviato, tra l’altro, anche ai carabinieri e alla Procura di Napoli nord.

Ecco il testo integrale dell’esposto:

Il sottoscritto Carlo Palermo, in qualità di presidente dell’Archeoclub “Maraheis”,  invita la S.vs. a prendere atto degli esiti della ricerca storica-archivistica riguardante il complesso monumentale in oggetto che, sin dal 1647 (archivio di stato di Napoli – Notai del ‘600),  risulta essere proprietà della Curia di Pozzuoli e, nelle more che l’Archivio Vescovile venga riordinato per reperire altri eventuali atti,  informa che è stato ultimamente possibile rintracciare il documento (allegato)  reperito nell’archivio della Camera dei Deputati (consultabile all’indirizzo internet

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/00299&ramo=CAMERA&leg=11&risposta=4&testo=4).

Trattasi dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta,  presentata dall’On. Parlato il 30/04/1992  a: Ministero dell’Interno – Min. dell’Ambiente – Min. dei BB. e delle attività CC. e Min. di Grazia e Giustizia a cui  seguiva la risposta del Governo Ronchey, del 09/10/1992, nella quale si confermava, senza ombra di dubbio alcuno, che dagli accertamenti espletati, a quella data dai ben quattro Ministeri citati: <<L’eremo, allo stato di rudere da alcuni decenni, e la contigua Chiesa aperta al culto solo il 12 settembre 1991, sono di proprietà della curia di Pozzuoli, che possiede anche l’intero vallone di Pietraspaccata>>.

Poichè dagli atti consultati, non risulta che la Curia (dopo quella data) abbia venduto a privati il citato complesso religioso (con annessa area cimiteriale e soggetta a vincolo archeologico e non solo), non sembra verosimile che possa esserci un proprietario laico del bene, anche perchè,  trattasi di Edificio Sacro che, in virtù  del Concordato e della Normativa Canonica, non può essere alienabile (irriducibilità ad uso profano – ecclesia, can. 1214 , oratorium, can. 1223 – Supremo Tribunale della Segreteria Apostolica).

Per tale motivo, a nome dell’Associazione culturale che rappresento, chiedo l’intervento dei soggetti in indirizzo  perchè si verifichi e si prenda atto che la Curia di Pozzuoli è unica e legittima proprietaria del complesso semirupestre in questione (l’eremo/cappellania e la Chiesa cimiteriale di Pietra Spaccata). Si sottolinea, altresì, che non a caso la predetta Curia, ha sempre ottemperato (nei limiti delle sue possibilità contingenti) alle sollecitazioni che, di volta in volta, negli anni, le sono pervenute da  Soprintendenze e altri Enti di curare la messa in sicurezza, la custodia e la conservazione del complesso monumentale citato.

Pertanto anche a nome dei residenti in loco, si rappresenta la cogente necessità di ripristinare la restituzione al libero culto del citato complesso eremitico che, in realtà, è un antico santuario semirupestre, oggetto di pellegrinaggi,  denominato, prima, del SS. Salvatoriello di Pietra Spaccata ed oggi S. Maria di Pietra Spaccata, com’è noto persino a livello europeo.

Si allegano:

1) Interrogazione a risposta scritta dell’On. Parlato

2) la visura storica per immobile dell’Agenzia delle Entrate dalla quale si evince che 1) L’eremo è intestato alla Cappellania (ossia locali dell’eremo dati in uso al cappellano dalla Curia di Pozzuoli per domicilio e oratorio) di Pietraspaccata e che il beneficiario pro tempore di tale uso è il cappellano Polverino Giuseppe (+1944, n.d.r.).

3) Copia della nota dell’agenzia del Demanio che attribuisce anch’essa (in primis) alla Curia di Pozzuoli la proprietà del bene, alla luce dei dati sopra citati.

Allo stato, è  eventualmente disponibile, altra documentazione, frutto della lunga ricerca finalizzata a promuovere la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione del monumento e che ha impegnato solo e unicamente l’Archeoclub “Maraheis”,  sin dal 1993, anche a livello europeo ed interistituzionale. Si ricorda, altresì, che l’Archeoclub ha il merito di averlo in buona parte disseppellito ( in  tre anni di lavoro) da una grossa frana che la nascondeva da circa un secolo senza che nessun altro (a parte la Curia) se ne curasse.

In attesa di pronto riscontro, deferenti saluti

Marano di Napoli, 04/12/2017                                                                                                                    prof Carlo Palermo

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