Prima o poi i santini finiscono sotto la luce al neon di una stanza d’interrogatorio. E quando succede, la patina ideologica si scioglie in fretta. José Luis Rodríguez Zapatero, per anni icona del socialismo europeo, campione dei diritti civili e idolo del progressismo italiano, oggi deve spiegare una storia che profuma molto meno di riformismo e molto più di potere, denaro e relazioni pericolose. Come noto, l’ex premier spagnolo è al centro del caso Plus Ultra, un’inchiesta che ruota attorno a sospetti di traffico d’influenze, tangenti, contratti fittizi e riciclaggio di denaro, con presunti collegamenti al Venezuela.
Naturalmente, siamo nel campo delle accuse e delle indagini. Nessuna sentenza, nessuna condanna. Ma il punto politico è un altro: quando a inciampare è uno dei grandi predicatori della sinistra europea, il rumore è diverso. Perché Zapatero non era uno qualunque. Era il professore di morale, il sacerdote laico del socialismo democratico, quello che doveva spiegare agli altri come si costruisce un mondo più giusto.
E invece, oggi, gli inquirenti guardano dentro una storia che sembra uscita non da un convegno sui diritti, ma da un romanzo sul potere. Nella cassaforte del suo ufficio sarebbero stati trovati 103 oggetti di lusso: collane, bracciali, orecchini, orologi, rubini, diamanti. La segretaria dell’ex premier ha spiegato che la cassaforte “appartiene alla casa di Zapatero” e che alcuni gioielli sarebbero “eredità della moglie o regali di viaggio”. Sarà. Vedremo. Ma intanto l’immagine è potentissima: il moralista dei poveri con il caveau dei ricchi. Per intenderci, valore di 2-3 milioni di euro.
Il fascicolo consegnato al giudice José Luis Calama, racconta il Corriere, supera le 4.000 pagine. Dentro ci sarebbe il presunto sistema di relazioni tra Spagna, America Latina, Venezuela e perfino capitali cinesi. Al centro, il salvataggio pubblico della compagnia Plus Ultra, 53 milioni di euro stanziati durante la pandemia, e una serie di pagamenti che gli investigatori ritengono sospetti. Tra questi, secondo l’accusa, quasi mezzo milione di euro finito a Zapatero e altri versamenti alla società delle figlie. I suoi legali respingono la lettura degli inquirenti: parlano di attività reali, consulenze effettive, rapporti professionali. È la difesa classica in casi del genere, e può anche essere fondata. Ma resta il dato politico: l’uomo che per anni ha incarnato la superiorità morale della sinistra si ritrova ora a dover spiegare fatti a dir poco anomali.
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