Napoli, il ritorno delle rapine “perfette”: il colpo alle cassette di sicurezza riapre scenari del passato

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Certe coincidenze sembrano fatte apposta per riportare indietro nel tempo. Il recente assalto alla filiale del Crédit Agricole in piazza Medaglie d’Oro, all’Arenella, richiama alla memoria un episodio clamoroso: la rapina del 26 ottobre 1989 alla Banca della Provincia di Napoli, a pochi passi da via Duomo. Anche allora era un giovedì. Anche allora, come oggi, l’obiettivo erano le cassette di sicurezza.

A distanza di quasi quattro decenni, lo schema si ripete con inquietante precisione. Le cassette, più che il contante, rappresentano il vero bottino: un bersaglio complesso, ma potenzialmente molto più ricco. Nel 1989 furono otto i rapinatori che riuscirono a portare via circa 10 miliardi di lire, di cui solo una parte in contanti. Oggi, invece, la stima del valore sottratto resta incerta. E forse non sarà mai definita con esattezza, perché tutto dipende dalle dichiarazioni dei clienti: non tutti potrebbero essere disposti a rivelare completamente cosa custodivano.

Le banche sottolineano che non si tratta di falle nei sistemi di sicurezza, bensì di un rischio residuo inevitabile. Anche le misure più avanzate possono essere aggirate da chi pianifica con cura ogni dettaglio: tempi, movimenti, accessi, e persino la selezione degli obiettivi. Proprio questo elemento colpisce: la scelta delle cassette da forzare non sembra casuale. Gli investigatori ipotizzano che i rapinatori fossero ben informati, forse grazie a soffiate o a una conoscenza indiretta dei titolari più “interessanti”.

Le procedure bancarie, infatti, impediscono al personale di conoscere il contenuto delle cassette. I clienti operano da soli una volta entrati nel caveau. Questo rende ancora più misteriosa l’eventuale fuga di informazioni: chi ha parlato? E soprattutto, come sono stati individuati i bersagli più redditizi?

Nel colpo del 1989 furono presi in ostaggio undici dipendenti e tre clienti. Tra le cassette svaligiate, due appartenevano a Diego Armando Maradona: il danno denunciato superò il miliardo di lire e tra gli oggetti sottratti figurava anche un prezioso pallone d’oro ricevuto dopo i Mondiali del 1986. Nell’episodio recente, gli ostaggi sono stati di più — circa 25 — mentre il numero delle cassette aperte è inferiore, meno di quaranta, ma comunque significativo.

Le analogie non finiscono qui. Anche nel passato i rapinatori utilizzarono i cunicoli sotterranei per accedere alla banca, muovendosi con estrema precisione. All’epoca, le indagini portarono a collegamenti con ambienti della camorra organizzata, in particolare con gruppi specializzati in rapine ad alto livello. Non bande improvvisate, ma veri professionisti del crimine.

Oggi, il sospetto è simile: un’operazione così complessa difficilmente può essere opera di dilettanti. Serve esperienza, coordinamento e una conoscenza approfondita del territorio. Non è il modello delle piccole gang urbane viste negli ultimi anni, ma qualcosa di più strutturato, che ricorda le organizzazioni criminali di un tempo.

Resta da capire se si tratta di una nuova generazione di specialisti o di un ritorno, sotto altre forme, di vecchie logiche criminali. Saranno le indagini a stabilirlo. Ma una cosa appare chiara: Napoli si trova di fronte a un salto di qualità nel panorama delle rapine, dove pianificazione e precisione tornano protagoniste.

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