Pompei. Regali d’oro pagati dal Comune all’ex Ministro Sangiuliano, condannati due dirigenti. Il caso era stato denunciato dall’ex Presidente della Commissione Anticamorra Carmela Rescigno

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Una chiave d’oro a nove carati, impreziosita da diamanti e costata oltre 14mila euro, acquistata dal Comune di Pompei e consegnata nel luglio del 2024 all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Non fu l’unico dono di valore: analoghi riconoscimenti furono destinati anche all’ex ministro Dario Franceschini, a monsignor Tommaso Caputo e a Massimo Osanna.

Sulla vicenda si è pronunciata la Corte dei conti della Campania, secondo la quale fu «irragionevole beneficiare» un ministro con un regalo di così elevato valore economico. I giudici contabili hanno condannato due dirigenti del Comune di Pompei: il segretario generale Vittorio Martino e il dirigente Salvatore Petirro. Il giudizio nei confronti dell’ex sindaco Carmine Lo Sapio si è invece estinto in seguito alla sua scomparsa.

La vicenda non riguardava soltanto il valore delle chiavi, ma anche l’utilità pubblica della spesa, le procedure seguite e la circostanza che i doni fossero stati acquistati presso la stessa gioielleria pompeiana. Secondo quanto ricostruito, inoltre, il tentativo di annullare una delle determine sarebbe arrivato soltanto dopo l’avvio dell’istruttoria erariale.

La Corte ha quindi riconosciuto un danno alle casse pubbliche, chiamando Petirro a risarcire 3.352 euro e condannando lo stesso dirigente, insieme a Martino e in solido, al pagamento di ulteriori 3.840 euro.

L’esposto dell’ex Presidente della Commissione Anticamorra Carmela Rescigno

La vicenda era finita all’attenzione delle autorità già il 10 settembre 2024 grazie a un esposto presentato dalla consigliera regionale Carmela Rescigno, nella sua qualità di presidente della Commissione speciale Anticamorra e Beni confiscati della Regione Campania.

Rescigno trasmise la segnalazione alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, alla Procura regionale della Corte dei conti e alla Prefettura di Napoli, chiedendo di valutare eventuali responsabilità penali e contabili e di acquisire i beni e la documentazione relativa agli acquisti.

Nell’esposto venivano sollevate domande precise sul valore effettivo delle chiavi, sulla loro collocazione, sulle modalità di acquisto e sulla legittimità dell’utilizzo di risorse comunali per omaggi tanto costosi. Rescigno non formulò sentenze preventive, ma scelse la strada istituzionalmente più corretta: consegnare gli elementi raccolti agli organi competenti affinché svolgessero i necessari accertamenti.

La sentenza contabile non costituisce un accertamento delle ulteriori ipotesi penali richiamate nella segnalazione, ma riconosce la responsabilità amministrativa e il danno erariale relativo a una parte delle somme spese. Rappresenta, dunque, un importante riscontro alle preoccupazioni manifestate dalla presidente della Commissione Anticamorra.

Quando in molti tendevano a minimizzare la vicenda, Carmela Rescigno accese tempestivamente un faro sull’impiego del denaro pubblico. Oggi la decisione della Corte dei conti conferma che quelle domande erano fondate e che la sua iniziativa non fu una polemica politica, ma un concreto atto di vigilanza istituzionale.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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