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Da dieci giorni Marano è immersa in una grave emergenza idrica che ha paralizzato la vita quotidiana di numerosi residenti. La situazione è particolarmente critica nei quartieri di via San Castrese, via Parrocchia e via Cupa Malizia, dove la prolungata assenza dell’acqua corrente ha generato un clima di forte angoscia sociale. Molte famiglie versano ormai sull’orlo del collasso psicologico, costrette a convivere con rubinetti a secco in una condizione di stallo che sembra non avere sbocchi immediati. Nonostante il lavoro costante degli operatori comunali e la mobilitazione dell’ufficio tecnico, non si registrano miglioramenti tangibili. Per sopperire alla mancanza di questo bene essenziale, i cittadini sono costretti a ricorrere alle autobotte private. Una soluzione di emergenza che, oltre agli inconvenienti logistici, impone un onere economico insostenibile, trasformando l’acqua in quella che gli stessi residenti definiscono, con amara ironia, “oro bianco”. L’esasperazione ha spinto la residente Miriam, nel rione di via Parrocchia, a farsi promotrice di una raccolta firme. L’iniziativa mira a presentare una protesta formale alle autorità competenti, rivendicando il diritto fondamentale all’acqua nelle abitazioni, un diritto sancito dal codice civile che finora appare disatteso nella sua essenza più basilare. Di fronte a questa crisi protratta, si impone ai vertici del Comune un intervento risolutivo e celerissimo. È imperativo prioritizzare gli interventi nelle zone più colpite, attivando tutte le strade possibili per superare definitivamente l’emergenza. Solo un’azione decisa può restituire serenità e dignità a cittadini che subiscono da troppi giorni le conseguenze di una gestione inadeguata di una risorsa vitale.
Michele Izzo
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