Giugliano, inchiesta “firme pezzotto”: la farsa delle ultime amministrative. Tremano parlamentari, consiglieri regionali e consiglieri metropolitani

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Un’inchiesta ampia, articolata e destinata a scuotere il quadro politico locale quella ultimata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di numerosi soggetti, tra esponenti politici, professionisti e figure legate al mondo amministrativo. L’indagine ruota attorno alle elezioni comunali di Giugliano in Campania del 25 e 26 maggio 2025 e punta a fare luce su un presunto sistema di alterazione della raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste elettorali. Secondo la ricostruzione della Procura, le ipotesi di reato sono molteplici e particolarmente gravi. Si va dalla falsità ideologica e materiale in atti destinati alle operazioni elettorali fino alla contraffazione delle firme e alla falsa attestazione della loro autenticità, il tutto aggravato dalla contestazione della continuazione del reato, nonché violazione in materia elettorale. In sostanza, secondo gli inquirenti, sarebbero state certificate come autentiche firme mai apposte o addirittura falsificate, con dichiarazioni rese da soggetti che attestavano la presenza dei sottoscrittori in realtà inesistente.

Tra i principali indagati emergono nomi di rilievo. Figura centrale è Pasquale Di Fenza, consigliere regionale della Campania, destinatario di 17 capi di imputazione, a cui si affianca Massimo Pelliccia, consigliere metropolitano di Napoli e attualmente consigliere regionale in quota Forza Italia, anch’egli coinvolto in una lunga serie di contestazioni. Compare inoltre Giuseppe Maiello, avvocato del Foro di Nola, insieme ad altri soggetti come Giuseppe Nocerino, consigliere metropolitano, Francesco Iovino, oggi consigliere regionale, l’avv. Rosa Cecere, Annarita Patriarca (deputata in quota Forza Italia) e Gianluca Cantalamessa (senatore in quota Lega). Il quadro delineato evidenzia un coinvolgimento trasversale che tocca sia il livello politico sia quello professionale.

Il cuore dell’indagine riguarda il meccanismo attraverso il quale sarebbero state raccolte e certificate le firme. Secondo l’accusa, venivano utilizzati moduli ufficiali per la presentazione delle liste elettorali sui quali venivano inseriti nominativi di cittadini indicati come sottoscrittori. Le firme risultavano però, in numerosi casi, contraffatte o comunque non apposte in presenza del soggetto autenticatore, che tuttavia ne certificava la validità. Il sistema avrebbe riguardato più liste e più candidati, tra cui quelle collegate a Diego Nicola D’Alterio e Giovanni Pianese, con simboli politici differenti che spaziano da “Azione con Calenda” a “Vivere Giugliano”, passando per “Forza Italia”, “Partito Democratico” e liste civiche riconducibili a diversi candidati.

L’atto della Procura entra anche nel dettaglio dei nominativi dei presunti sottoscrittori le cui firme sarebbero state falsificate o comunque utilizzate in maniera irregolare. In alcuni casi, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbero stati inseriti anche soggetti deceduti, elemento che rafforza ulteriormente la gravità del quadro investigativo.

L’indagine si distingue per la sua ampiezza e per il numero particolarmente elevato di contestazioni, con alcuni indagati chiamati a rispondere di decine di episodi riconducibili a un unico disegno criminoso. Non si tratterebbe dunque di episodi isolati, ma di un sistema strutturato e reiterato nel tempo, finalizzato – secondo l’ipotesi accusatoria – a garantire la presentazione delle liste elettorali attraverso modalità illegittime.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari rappresenta ora un passaggio decisivo. Gli indagati avranno la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati, ma il procedimento si avvia verso una possibile richiesta di rinvio a giudizio. Le conseguenze potrebbero essere rilevanti non solo sul piano penale, ma anche su quello politico e istituzionale, in quanto l’inchiesta investe direttamente il corretto svolgimento della competizione elettorale.

Il quadro che emerge è quello di una vicenda estremamente delicata, nella quale la Procura ipotizza una vera e propria alterazione delle regole democratiche attraverso la manipolazione delle firme necessarie alla presentazione delle candidature. Se tali accuse dovessero trovare conferma in sede processuale, ci si troverebbe di fronte a una delle più rilevanti vicende giudiziarie degli ultimi anni nel panorama politico locale. A questo punto, dato il coinvolgimento di tutti i candidati, emerge un altro tema di non poco conto. Le elezioni si sono svolte in un contesto di regolarità? A nostro avviso no, andrebbero invalidate, le violazioni sono palesi e non possono passare in sordina, soprattutto perchè si tratta di un comune di oltre 100 mila abitanti.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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