Marano, l’inchiesta sul Giudice di Pace: troppe domande ancora senza risposta. Perché il giudice “raccomando'” il rientro in ufficio di Di Somma e chi sono gli avvocati che alimentavano il sistema corruttivo”

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A distanza di qualche giorno dallo scoop di Terranostranews, che per prima ha svelato l’emmissione degli avvisi di garanzia e le perquisizioni a carico di tre indagati, restano molte ombre sull’inchiesta che ha travolto l’ufficio del Giudice di Pace, tra presunti episodi di corruzione finalizzati ad accelerare pubblicazioni di pratiche e liquidazioni, dipendenti comunali coinvolti e interrogativi che non trovano ancora chiarimenti sul piano amministrativo e disciplinare.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Roma, ipotizza un sistema in cui somme di denaro sarebbero state versate per ottenere una corsia preferenziale nella gestione delle pratiche. Secondo l’impostazione accusatoria, i pagamenti sarebbero stati destinati a due dipendenti comunali in servizio presso l’ufficio e a un faccendiere di Calvizzano.

Naturalmente, per tutti vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Il caso Di Somma e il rientro all’ufficio

Uno dei punti più controversi riguarda la posizione di Umberto Di Somma. Il dipendente era stato trasferito all’Ufficio Tributi del Comune di Marano. Eppure, il coordinatore dell’ufficio del Giudice di Pace intervenne presso la precedente amministrazione comunale sollecitandone il rientro nella sede originaria.

Una scelta che oggi suscita interrogativi, soprattutto considerando che lo stesso coordinatore, in una successiva relazione inviata alle autorità competenti, avrebbe descritto un quadro fortemente critico dell’intero comparto. Perché chiedere il rientro di un dipendente e, in seguito, rappresentare una situazione così compromessa? Quali valutazioni furono fatte allora? E su quali presupposti si basò quella decisione?

La dipendente “sostituta” riportata indietro

Altro nodo riguarda la dipendente che avrebbe dovuto prendere il posto di Di Somma e che, invece, fu riportata al precedente incarico. Anche in questo caso, le motivazioni organizzative non risultano chiarite pubblicamente. Furono scelte legate a esigenze di servizio? Oppure vi furono valutazioni diverse, ivi compresa quella della “raccomandazione”, mai spiegate fino in fondo?

Il fronte disciplinare: cosa ha fatto il Comune?

Sul piano amministrativo, resta da capire quali determinazioni siano state assunte dall’ente comunale all’epoca dei fatti. Un membro dell commissione avrebbe chiesto informazioni alle autorità competenti, ma quali provvedimenti interni sono stati adottati? Sono stati avviati procedimenti disciplinari autonomi rispetto all’inchiesta penale? Vi sono state sospensioni o contestazioni formali? Oppure si è ritenuto di attendere esclusivamente gli sviluppi giudiziari? Domande che toccano il tema della responsabilità amministrativa, distinta e separata da quella penale.

E gli avvocati?

C’è poi un altro interrogativo che resta sospeso. Se l’accusa parla di pagamenti corruttivi finalizzati ad accelerare pratiche e liquidazioni, chi sono i professionisti che avrebbero alimentato quel presunto sistema? Risultano formalmente indagati?  Anche su questo versante, al di là delle ipotesi investigative, l’opinione pubblica attende chiarezza.

Legalità proclamata e dubbi irrisolti

C’è chi, in passato, difendeva quell’ufficio come un presidio di legalità, respingendo ogni perplessità e attaccando chi sollevava dubbi, tra cui Terranostranews. In realtà la situazione era finanche peggiore di quella che noi descrivavamo. E poi c’è ancora la questione del rogo appiccato nei giorni scorsi, un altro versante investigativo non ancora chiarito appieno.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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