Gli studi hanno confermato la presenza di microplastiche nel cibo e nell’acqua, sia del rubinetto che in bottiglia: la massiccia presenza di micro e nano plastiche nei mari, nei fiumi e nel sottosuolo finisce nei nostri piatti grazie alla catena alimentare. Quello che ancora non è chiaro è se – e quanto – queste sostanze siano nocive per la salute. Il motivo, come conferma un report dell’Istituto Superiore della Sanità, è che “le variabili associate alla caratterizzazione e classificazione di queste ultime non sono standardizzate, come spesso non lo sono le indagini tossicologiche. Come conseguenza, ad oggi sono disponibili solo pochi dati relativi alla tossicità delle microplastiche”.
Finora sono due le ipotesi sui potenziali danni per la salute umana. La prima sarebbe per meccanismo diretto: le conseguenze sarebbero irritazione e infiammazione del tratto gastrointestinale; accumulo nei fagociti, le cellule del sistema immunitario in grado di distruggere gli elementi estranei e gli agenti patogeni, con relativa compromissione della risposta immunitaria locale. Insomma, se queste ipotesi si rivelassero fondate, le microplastiche diventerebbero un’emergenza sanitaria a tutti gli effetti.




























