Prete cubano scrive al Papa e lo critica aspramente: “Ci vergogniamo per i suoi silenzi sulle dittature comuniste in America Latina”

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Caro Santo Padre, è stato molto difficile per me osservare i suoi sorrisi prodigati ai dittatori di sinistra: Nicolás Maduro, Daniel Ortega, Evo Morales, tra gli altri.

Come vi ho espresso in una lettera del 2018, capisco che avete vissuto l’esperienza traumatica delle dittature di destra: quei generali che si proclamavano cristiani, ma perseguitavano, imprigionavano, facevano sparire e uccisero giovani e anziani, catechisti e missionari attivisti delle comunità, a sacerdoti, religiosi e religiose e anche vescovi, come nel caso di monsignor Enrique Ángel Angeleli.

Durante su visita a Cuba nel 2015 è stata una sorpresa molto spiacevole che ai dissidenti sia stato impedito di salutare il Papa nella Nunziatura dell’Avana, come previsto. Il giorno successivo, nonostante la situazione si fosse ripetuta nella cattedrale dell’Avana, la Santa Sede è rimasta in silenzio e non ha presentato una protesta formale e pubblica contro il comportamento del governo cubano, almeno scortese nei confronti del Papa e offensivo nei confronti dei dissidenti che volevano salutarti.

I recenti avvenimenti in Nicaragua, con l’incarcerazione del vescovo Rolando Álvarez e di un gruppo dei suoi più stretti collaboratori, sacerdoti e laici, a Matagalpa, hanno riportato alla ribalta il tema del silenzio di fronte agli abusi delle dittature di sinistra. La detenzione dei principali candidati dell’opposizione alla presidenza, le brutali vessazioni di ogni dissidenza politica e sociale e la dichiarata persecuzione religiosa scatenata dal dittatore Daniel Ortega e dalla moglie Rosario Murillo sono estremamente preoccupanti. Mi viene in mente quella melodia cilena dei tempi di Pinochet.

Gli amici che mi hanno aiutato con i loro consigli e suggerimenti a scrivere questa lettera mi hanno avvertito di non toccare il tema dei cattolici in Cina e, soprattutto, della Chiesa martire di quel Paese. Tuttavia, la recente visita di Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, e la pubblicazione delle sue conclusioni sulla persecuzione dei popoli musulmani in Cina hanno aggiornato la questione dei rapporti della Sede Apostolica con i nostri fratelli cinesi.

Non sono a conoscenza dei protocolli firmati con il governo cinese (a proposito, segreti) ma l’impressione di analisti e intenditori è che la parte più sofferente della confessione cattolica sia stata sacrificata. Ne è un esempio il trattamento riservato al cardinale Joseph Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong, portato in carcere e poi in tribunale. Sappiamo bene che quando la Santa Sede non difende esplicitamente e fermamente le vittime, i governi totalitari si sentono liberi di agire come vogliono, contro le loro vittime…

Non possiamo passare accanto all’uomo che giace sul ciglio della strada, come fecero il Sacerdote e il Levita nella parabola del Buon Samaritano. Devi scendere da cavallo, devi lavare e fasciare le ferite. Dobbiamo “alzare la voce e avvertire del pericolo”. Se no, diventiamo complici di un silenzio colpevole. Santità, la sua intervista alla rete Univisión in occasione del primo anniversario della rivolta popolare dell’11 luglio 2021 a Cuba, ha sorpreso molti nell’Isola e non solo. Santo Padre, noi cubani ci vergogniamo per lei.

Com’è possibile che il Papa taccia di fronte alla brutale repressione contro cittadini pacifici che gridavano “Patria e Vita” ed esprimevano il loro enorme desiderio di libertà e giustizia di fronte a un governo che è al potere da 63 anni, violando diritti e schiacciare tutti? I quasi mille detenuti, per lo più giovani, alcuni anche minorenni, che da allora hanno riempito le nostre carceri, sono un grido che arriva al cielo e deve commuovere i cuori dei capi del mondo, dei popoli e delle nazioni della terra. Ma soprattutto della Chiesa e del suo supremo Pastore, serva dei servi di Dio. Con tristezza vi trasmetto ciò che mi ha detto un eccellente giovane sacerdote: «A volte il Papa mi suona più come un ideologo che come un profeta o un pastore». Qualcos’altro, e terribile, accadde quel giorno: il presidente della nazione e primo segretario del Partito Comunista di Cuba, ha invitato non alla moderazione e all’armonia, ma alla repressione e alla violenza contro i ricorrenti, da parte di coloro che avevano l’uso e il possesso di armi, rappresentanti del potere e sostenuti da esso…

Siamo entrambi umili servitori del Signore e del suo Popolo: tu come Papa ed io come parroco di una piccola parte del gregge. Solo quando i fedeli vedranno che li mettiamo prima di ogni altra considerazione o interesse, troveranno la forza per vincere l’impotenza e la disperazione. Appoggio pienamente la posizione del cardinale Gerhard Müller, già prefetto per la Dottrina della Fede: «Forse la Chiesa dovrebbe essere più libera e meno legata alle logiche mondane del potere, quindi più libera di intervenire e, se necessario, di criticare quei politici che finiscono per sopprimere i diritti umani”.

José Conrado Rodríguez Alegre, parroco della chiesa di San Francisco de Paula a Trinidad, Cuba.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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