L’angolo della storia locale di Arturo D’Alterio. Le invenzioni di Galileo Galilei spedite nel Regno di Napoli

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Una copia degli strumenti scientifici costruiti da Galileo Galilei giungeva nel palazzo nobiliare dei feudatari Pinelli di Giugliano, Gran Cancellieri del Regno di Napoli. Dalla corrispondenza dell’epoca sembrerebbe che fosse più che una cortesia di riconoscenza. Dalla corrispondenza conservata al Museo Galilei di Firenze emerge una pretesa che fa presumere ad un vero obbligo contrattuale. Galileo Galilei giunse nella Repubblica di Venezia nel 15992, a seguito delle insistenze del bibliografo napoletano, del patriziato genovese, Gian Vincenzo Pinelli, trasferitosi a Padova nel 1558, beneficiario da quell’anno di una notevole rendita annuale familiare. In questo periodo lo scienziato andò a vivere presso la sua abitazione e sempre grazie a lui divenne professore di matematica all’università, godendo di un buon stipendio. Nel bel palazzo di via del Santo n° 127 visse fino alla morte di Gian Vincenzo Pinelli, avvenuta nel 1601. In loco, l’erudito napoletano aveva formato una delle più importanti biblioteche d’Europa Tra l’altro, l’ottima conoscenza che aveva del greco permise allo scienziato di consultare al meglio, gli studi dei matematici dell’antica Grecia. Le lettere prese in considerazione sono due, spedite da Napoli e conservate a Firenze. Nella prima del 3 aprile 1599 (1) il nipote Cosmo II Pinelli, da poco succeduto al padre Galeazzo, ancora vivente lo zio, ringrazia per l’arrivo del compasso geometrico e delle scritture per poterlo utilizzare al meglio (2). Nella seconda del 1610 (3), appena divenuto maggiorenne, l’erede Galeazzo Francesco, morti lo zio e il padre, tra il 1601 e il 1602, lamenta il ritardo nell’invio della nuova scoperta, il cannocchiale ad uso militare, antesignano del telescopio (4).

Note

  • Il compasso galileiano, che non va confuso con il compasso da disegno, è un sofisticato e versatile strumento di calcolo, atto ad eseguire numerose operazioni geometriche e aritmetiche
  • Nell’estate del 1609, Galileo Galilei, da uno strumento d’ingrandimento che iniziava a circolare in Olanda, si dedicò al suo perfezionamento. Nell’autunno del 1609 ebbe l’intuizione di rivolgere lo strumento verso il cielo; gli astri conosciuti svelarono così fisionomie inattese e nuovi astri si aggiunsero a quelli del vecchio cosmo tolemaico.
  • 1599 Lettera del 3 aprile. “Ho ricevuto le scritture dell’uso del Compasso, mandatemi da V. s. per mezzo del S. Gio. Vincenzo mio zio; le quali mi sono state tanto care, quanto conviene al valor di esse, che veramente è infinito, se bene V. S. si compiace di parlarne con troppo severo giudicio. Ne la ringrazio dunque quanto posso; e l’assicuro che, e per questo e per le molt’altre sue meritevoli qualità, me le stimerò sempre grandemente ubligato e affezionato. Cosmi Pinello
  • 1610 Lettera del 17 settembre. Molt’Ill.re Sig.e Desidero fuor di modo un di quegl’istrumenti che scrissi l’altra volta a V. S., insieme con un di que’ libri d’osservazioni da V. S. fatte con detto istromento. Scusimi il mio S.re Galileo se io l’incomodo, et all’incontro mi comanda, che farò qualsivoglia cosa che li sii grata. Con questo, restando così servita di mandarmi dette cose subito, e li prego da N. S. Iddio salute e contento.

Arturo D’Alterio

 

 

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