A incidere sui costi non è solamente la carenza di materie prime, che di per sé è già un fatto gravissimo, ma anche il caro-bollette. L’allarme per l’aumento spropositato del costo dell’energia è scattato ben prima che scoppiasse il conflitto ucraino, tanto che il governo aveva già stanziato dei fondi e varato misure per attenuarne l’effetto sui cittadini. Interventi che non furono sufficienti allora e che, tanto meno, lo saranno ora. Gli effetti sulla vita quotidiana degli italiani sono stati immediati e sono sotto gli occhi di tutti, con rincari che oscillano tra il 15 e il 13 percento.
Assoutenti ha segnalato un rincaro record nel prezzo del pane nelle rivendite al dettaglio, che ha toccato il suo record storico a Ferrara, dove un chilo di pane viene venduto fino a 9,8 euro. Al secondo posto in questa poco lusinghiera classifica spetta a Forlì, dove si raggiungono anche i 9 euro per ogni chilo di pane. Ma sono tantissime le città in cui la quotazione massima supera i 6 euro al chilo, tra le quali anche Milano, Bologna, Bari e Modena. Le più economiche risultato essere Napoli, dove il prezzo non supera i 2 euro al chilo, Cosenza e Benevento.
Non va certo meglio su altri prodotti. Basta dare uno sguardo al costo della pasta per rendersi ancora più conto della gravità della situazione in Italia. La città più cara in tal senso risulta essere Cagliari, dove il costo al chilo si avvicina ai 5 euro, toccando una quotazione massima di 4,7 euro al chilo.
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