Processo Pip, completato l’interrogatorio di Aniello Cesaro. La trattativa con “Bastone”, le tangenti a Polverino, i politici e l’ufficio tecnico

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Ci sono volute diverse ore, quasi cinque, per completare l’interrogatorio di Aniello Cesaro, l’imprenditore di Sant’Antimo a capo dell’azienda che si aggiudicò l’appalto per la realizzazione dell’area Pip di Marano. L’imprenditore ha raccontato la sua verità durante l’udienza celebrata ieri presso il tribunale Napoli nord, dove da oltre due anni è in corso il processo che vede tra gli imputati anche il fratello Raffaele, l’imprenditore e politico maranese Antonio Di Guida, il tecnico Oliviero Giannella e i cugini Salvatore Polverino e Antonio Visconti. In sede di esame e contro esame, completando un interrogatorio già iniziato nei mesi scorsi (e sospeso per la pausa estiva), Aniello – fratello del parlamentare forzista Luigi – ha risposto alle domande del pm Giuseppe Visone (era assente la pm Di Mauro), dei suoi difensori, gli avvocati Maiello e Sanseverino, e del presidente del collegio giudicante Francesco Chiaromonte.

“Ho partecipato a una riunione a Marano, all’interno di una masseria, dove fui convocato da Angelo Simeoli (imprenditore legato al clan Polverino, ndr) – ha spiegato Cesaro – In quell’occasione trattammo del possibile trasferimento delle quote dalla nostra società a quella di Simeoli, interessato a gestire l’affare Pip. Concordammo anche una cifra, circa 7 milioni di euro, ma poi non se ne fece più nulla. Ribadisco che a quella riunione non era presente il boss Giuseppe Polverino, contrariamente a quanto raccontato da qualche testimone ascoltato dagli inquirenti. Ricordo che era presente, invece, l’ingegnere Oliviero Giannella”.

Cesaro ha fatto poi riferimento ad alcune vicende che vedono coinvolti dirigenti ed ex funzionari dell’ufficio tecnico di Marano: “C’era una relazione tecnica, firmata anche dall’architetto Cerotto (ex funzionaria dell’ufficio, ndr), che attestava la regolarità urbanistica dei capannoni. Né io né i miei fratelli abbiamo fatto pressioni sulla funzionaria. Le chiedemmo, attraverso un’amicizia in comune, l’ingegnere Vergara, di dare un’occhiata alle carte e verificare la correttezza del procedimento amministrativo”.

L’architetto Cesaro ha ribadito di aver (assieme al fratello Raffaele) pagato tangenti ad alcuni politici di Marano: Mauro Bertini, ex sindaco, da qualche mese ai domiciliari, e Biagio Iacolare, ex consigliere regionale. “Abbiamo pagato in più tranche – ha ribadito – circa 370 mila euro complessivi ai due politici. Fummo anche vittime di un’estorsione da parte dei Polverino e a loro pagammo poco più di un milione di euro. La prima richiesta fu subito dopo l’apertura del cantiere. Smettemmo di pagare solo dopo l’arresto del boss Giuseppe Polverino”.

E ancora, in relazione a Bertini: “Quando fui interrogato dai Ros ebbi la netta sensazione che i carabinieri non volessero approfondire ciò che riguardava la posizione del Bertini. Credo che Bertini fosse loro confidente. Quanto a Nicola Santoro (defunto progettista del Pip scelto dal Comune di Marano, ndr), lo conoscevamo da tempo ma non facemmo alcuna pressione affinché l’amministrazione dell’epoca lo individuasse”.

Il processo riprenderà ad ottobre e in quell’occasione sarà ascoltato Raffaele Cesaro.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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