Faida scissionista, confessano gli assassini: “Ecco dov’è il corpo di D’Andò”

0
Condividi
1.480 Visite

Hanno confessato, dicendosi pronti a risolvere un caso di lupara bianca. Hanno ammesso le proprie responsabilità, ovviamente guardandosi bene dall’accusare altri elementi della camorra, offrendosi come «ciceroni» in un viaggio tra rampe di periferia e discariche improvvisate, tra terreni incolti e rampe dell’asse mediano. Aula 217, gup 26, la svolta sembra preparata da qualche giorno, all’inizio del processo per l’omicidio di Antonio D’Andò, ucciso il 22 febbraio del 2011, al termine di un’epurazione interna alla galassia degli scissionisti di Secondigliano. Ucciso a colpi di pistola e seppellito in un luogo segreto, per dare un monito ad ogni altro tentativo di ribellione interna al gruppo degli scissionisti.

Non venne ritenuto degno di una sepoltura, non doveva finire in un cimitero, né i suoi parenti avrebbero avuto il diritto ad un po’ di raccoglimento dinanzi ad una tomba, secondo la strategia dell’epurazione interna imposta in quel periodo dal boss emergente. Secondo l’accusa, il mandante della lupara bianca fu Mariano Riccio (nella foto), genero di Cesare Pagano, protagonista di una stagione di omicidi e stese dentro e fuori la città. Particolari pulp in larga parte confermati ieri mattina a porte chiuse, da parte degli imputati Emanuele Baiano, Giosuè Belgiorno (di 29 anni, detto il Rosso), Mario Ferraiuolo, Ciro Scognamiglio, tutti ritenuti legati al gruppo di Mariano Riccio, a sua volta esponente degli Amato-Pagano, i cosiddetti «spagnoli», quelli che diedero la spallata al sistema criminale creato da Paolo Di Lauro.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti