Si è visto rigettare la domanda per l’Ape social, l’anticipo pensionistico per le persone che hanno compiuto 63 anni, per aver partecipato ad una trasmissione televisiva. E’ l’incredibile storia di Benedetto Addeo, 64 anni, residente Marano. Per lui, vedovo ed ex operaio del settore alimentare, con trentasei anni di contributi lavorativi alle spalle, da circa tre a “spasso” a causa di un licenziamento, si era presentata – come per tanti altri italiani – la possibilità di accedere all’anticipo pensionistico riservato alle persone disoccupate e con almeno trent’anni di contributi. Benedetto coglie al volo l’opportunità, compila la domanda e la invia all’Inps. L’amara sorpresa però è dietro l’angolo.
«E’ una vicenda assurda e scandalosa – tuona Benedetto – Non solo non ho percepito un solo euro per quell’apparizione in televisione, ma la legge sull’Ape social è molto chiara in materia di lavoro a tempo determinato: è considerato tale solo dopo sei mesi di prestazioni. L’Inps – aggiunge il disoccupato – ritiene dunque che quelle due ore trascorse in uno studio televisivo equivalgano addirittura a sei mesi da lavoro». A Benedetto non resta ora che tentare la carta del ricorso. «Sì, farò ricorso, ma intanto si perderà altro tempo, tempo prezioso per me e per il mio unico figlio. Dovrò attendere che mi arrivi la comunicazione a casa o via mail. Poi, forse, sarò costretto ad ingaggiare una lotta con l’Inps, con la burocrazia cieca e ottusa”.

























