Nessuno, forse nemmeno Silvio Berlusconi quando di lui aveva detto che difettava del “quid”, lo aveva umiliato in questo modo. Ma allora il leader di Forza Italia aveva appena subito il tradimento di quello che per anni era stato il suo “delfino”. Invece, oggi, lo sfregio ad Angelino Alfano è arrivato nientemeno che da Matteo Renzi, da anni, e oggi ancora, suo alleato di governo. Il senso è lo stesso delle parole del Cav: c’entra sempre quel “quid” che non c’è, anche se renzi quella parola non l’ha usata esplicitamente. Ha detto, però, ben di peggio. E di fronte a una platea virtualmente nazionale come quella rappresentata dagli spettatori di “Porta a Porta”.
Nello studio tv di Bruno vespa, infatti, renzi ha spiegato che “se dopo anni che sei stato al governo, hai fatto il ministro di tutto, non riesci a prendere il 5%, è evidente che non possiamo bloccare tutto per questo. E comunque, è un fatto positivo che i piccoli partiti rimangano fuori”. Parole che sono state anche una replica alle accuse del leader di Alleanza popolare: “Io impaziente – aggiunge Renzi – io potevo restare a Palazzo Chigi e invece me ne sono andato. Ho l’impressione che sono loro che hanno paura, ma non è accettabile il veto dei ‘piccoli'”. “Ci vediamo in Parlamento” è stata la contro-replica di Alfano. Forse, il governo, al prossimo autunno nemmeno ci arriva. Altro che 2018.
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