MARANO, RINVIATA L’UDIENZA SUL GIARDINO DEI CINQUE SENSI. Il COMUNE, TIMIDO ALL’EPOCA, HA INCASSATO UN ALTRO SCHIAFFO

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Rinviata gennaio l’udienza del Consiglio di Stato che deve scrivere la parola fine sulla vicenda, annosa e arcinota, del Giardino dei cinque sensi, poi ribattezzato dei due sensi e mezzo. I giudici amministrativi dovevano pronunciarsi la scorsa settimana, ma l’udienza è slittata a causa del decesso di un familiare di uno dei membri del collegio.

Su cosa era chiamato a pronunciarsi il Consiglio? Sulla particella di terreno rivendicata dal Comune e contemplata nel progetto del Giardino dei cinque sensi, l’opera finanziata con fondi europei, in gran parte ultimata ma mai consegnata alla cittadinanza. Dei giardini, degli alberi da frutto promessi dalla giunta Liccardo non ve n’è traccia: niente prato, ma solo erbacce e un campetto (molto bello) che potrebbe fare la felicità di tanti ragazzi e che invece è ricoperto da bottiglie e bottigliette di ogni genere.

Gli occupanti del terreno impugnarono l’atto di sgombero sottoscritto dal Comune. Prima con un ricorso al Tar e successivamente, proprio mentre si era ad un passo dall’accordo bonario tra le parti, con un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato.

La vicenda, gestita malissimo dal Comune, culminò con l’interruzione dei lavori e l’impossibilità di poter completare l’opera nell’area ancora occupata da una famiglia di agricoltori. Gli stessi che, nella medesima area, realizzarono anche l’abitazione (abusiva) sorta a ridosso, anzi sulla parete della caserma dei vigili urbani. Roba da non crederci, che in qualunque città italiana avrebbe fatto gridare allo scandalo e provocato terremoti politici e giudiziari. E invece gli autori di quel “papocchio” (tecnici comunali, amministratori e vigili), avvenuto durante l’amministrazione Bertini e tollerato da tutte le altre, sono tutti ai loro posti o non hanno mai pagato per quella nefandezza.

Il Comune doveva rendicontare il tutto per la fine del 2016. Lo slittamento a gennaio dell’udienza decisiva avrà un effetto concreto: il Comune, se dovesse incassare il via libera del Consiglio di Stato e se intende ultimare, anzi ampliare il Giardino, potrà soltanto attingere da proprie fonti di finanziamento (oltre 100 mila euro) non potendo più contare su ulteriori proroghe della Regione.

A gennaio si deciderà sul terreno, ma anche sull’abitazione attualmente occupata e mai sgomberata dall’ente cittadino.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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