Tempo di bilanci dopo i primi 100 giorni dell’amministrazione Visconti. Tempo di pagelle per gli esponenti della giunta, ai quali, naturalmente, vanno riconosciute le attenuanti per il lasso temporale (100 giorni sono davvero pochi per poter giudicare in maniera esaustiva) e la mole di problemi ereditati. Ad ogni modo un primo bilancio può essere già fatto.
Rodolfo Visconti. Eletto per opere e virtù del Cinque Stelle (non presentatosi ai nastri di partenza) e della Lega (che ha optato per il candidato più democristiano dell’emisfero occidentale), il primo cittadino – che in campagna elettorale riteneva fosse più semplice governare la città – pian pianino si sta rendendo conto in che razza di tunnel si è andato ad infilare. Rimpiange le sue belle giornate passate all’Inps, i pomeriggi spensierati al corso Europa, ma sa che ora non può abbandonare la nave. E allora ha cercato di circondarsi di fedelissimi, locali e non, e di delegare le patate più bollenti (urbanistica, mercato e rifiuti) sperando che i prescelti (Taglialatela, Di Pace, De Nigris) gli tolgano le castagne dal fuoco. A livello politico cerca di sfruttare le divisioni interne del Pd locale per trarne vantaggio e, nel contempo, ha stretto legami con ambienti e personaggi sovracomunali. Il suo destino si gioca su due fronti: capitolo lottizzazioni e risanamento dell’ente. Da un lato sa di non potersi intestare nuove colate di cemento, dall’altro sa che tra i suoi sostenitori c’è qualcuno a cui piace e tanto il cemento. Ha necessità di fare soldi per risanare le casse e sa perfettamente che, per riuscirci, deve stanare migliaia di evasori. Allo stesso tempo, però, non vuole essere impopolare. Visconti, in realtà, sta ancora studiando la situazione ma gioca facile potendo contare su un’opposizione in gran parte morbida e un partito, il Pd, che pur tra qualche malumore difficilmente gli metterà i bastoni tra le ruote. Dovrebbe essere più risoluto per certi aspetti (Marano non si governa solo con la carota) e meno sicuro di sé per altri. Voto: sarebbe un 5+, soprattutto per le imbarazzanti linee programmatiche, ma gli diamo un 6– (di incoraggiamento).
Paolo Castrese D’Alterio. Uomo ombra del sindaco Visconti e suo fiduciario, ha in mano deleghe pesantissime. Il buon D’Alterio non ha grande esperienza alle spalle, ma è comunque umile e volenteroso. Media, propone, si rapporta con la stampa, è un abile diplomatico. Delega al personale: ha varato un turn over, che al momento si è concretizzato solo in parte. Dovrebbe essere meno accomodante con certi dipendenti. Patrimonio: si gioca molto, forse tutto, sulla questione sgomberi, case confiscate e alloggi popolari. Avrà i nervi saldi, la lucidità e il coraggio per fare i passi giusti? Viabilità: il progetto corso Europa è rischioso, molto rischioso, ma al tempo stesso ambizioso. Voto 6.
Floriana Trematerra. Qualcuno aveva storto il naso all’atto della nomina. “Troppo giovane”, dicevano e “e poi è la fidanzata di un consigliere comunale, la scelta è inopportuna”. La ragazza ha incassato le critiche e con un buon piglio si è messa al lavoro. Siamo ancora all’inizio e la strada è lunga e tortuosa, ma la Trematerra ha comunque dimostrato di avere tempra caratteriale. Con le politiche sociali può e potrà sbizzarrirsi con molti progetti, qualcuno già in itinere. Una pecca, grave, c’è stata: la mancata partecipazione (sua e di altri) ai funerali del compianto professor Palermo. La Trematerra è ragazza sveglia e, se non si farà plagiare da una certa logica “maranese” e volerà alto con i progetti, potrà fare bene. Voto 6+.
Marinella De Nigris. E’ a Marano da meno di un mese ed è stata avvistata una sola volta in consiglio comunale. Chiamata in città per dipanare principalmente due matasse: rapporti con la Tekra e capitolo lottizzazioni. Per ora non giudicabile.
Bianca Perna. Dopo meno di un mese si è vista sfilare la delega ai fondi Pics, passata al ben più esperto Taglialatela. E’ pratica di politiche sociali, ma a Marano si è dovuta accontentare dell’istruzione, cultura e politiche giovanili. Chiariamoci: non è una che si gratta la schiena, lavora sotto traccia, ma dovrebbe essere più presente, più intraprendente. Scuole: è caduta dal pero quando in consiglio comunale le fu comunicato, da un consigliere, che c’erano problemi gravi al plesso Mallardo. Si è mossa in ritardo per la questione dei riscaldamenti al Segrè. Voto 5.
Francesco Taglialatela. Per il consigliere Albano è il “vero sindaco della città”, l’uomo che si è caricato sulle spalle le problematiche più serie. In effetti l’ex sindaco di Giugliano, rispetto al contesto della giunta, sembra essere di livello superiore. La sua non maranesità è un fattore positivo da un lato e negativo dall’altro. Rischia la sovraesposizione e di farsi “male” tra fondi Pics e lottizzazioni. I riflettori, infatti, sono tutti puntati su di lui. Il sindaco lo sa e lascia fare perché su certi argomenti preferisce che facciano gli altri. Taglialatela, quando guidava il comune di Giugliano, aveva fama di essere “irreprensibile” su certi temi. Sarà in grado di tenere la barra dritta anche a Marano? Voto 6.
Davide Nobler. Pare che abbia detto chiaro e tondo a tutti che se il Comune si vuole salvare deve avviare una seria lotta all’evasione. Non è chiaro, però, cosa gli sia stato risposto dai vertici dell’amministrazione. Ad ogni modo Nobler è al momento ancora un oggetto misterioso. Lui attende l’arrivo dell’Osl, organo straordinario di liquidazione, per poter concordare le azioni più importanti e urgenti. Allo stato non è giudicabile.
Consiglieri.
Mauro Bertini. Non è più quello di un tempo e si vede. In aula è mogio come un agnellino. Ogni tanto cerca di metter paura alla maggioranza, ma il suo gioco, il classico “alzo il tiro per mettere in ansia l’amministrazione”, è ormai letto, scontato, palese. Su certe cose ha ancora gioco facile, avendo di fronte ragazzi alle prime armi che temono la sua proverbiale cattiveria politica. Prima o poi, però, i nodi verranno al pettine, anche perché molti degli attuali disastri sono stati ereditati dalle sue e altrui amministrazioni. Voto 4,5.
Pasquale Albano. E’ stato ribattezzato “Che Gue Alban”. E’ uno dei pochi che, al momento, sembra voler fare sul serio come oppositore. Durerà o si “appacerà” con il passare dei mesi? Democristiano di indole e di scuola, riuscirà a tenere i toni alti per un lungo periodo? Oggi è sicuramente un Albano diverso da quello visto passato, quando parlava poco (in Consiglio) ma faceva molti fatti dietro le quinte. Forse ha voglia di scrollarsi di dosso le etichette affibbiategli in campagna elettorale, forse vuole rendere pan per focaccia a chi lo ha pesantemente attaccato. Vedremo cammin facendo. Voto 6.
Domenico Paragliola. Ha voluto a tutti i costi la bicicletta (la presidenza del Consiglio) ma talvolta non riesce a pedalare. La strategia del volemose bene e della pacatezza potrebbe, alla lunga, costargli molto cara. Qualcuno, anche tra i banchi della maggioranza, non apprezza il suo modo di condurre i lavori consiliari. Voto 4.
Vincenzo Passariello. Il “baffo” non perde mai la verve in consiglio comunale. Gioca facile contro il “tenero” (ma astuto) Paragliola ed è spesso il protagonista assoluto delle sedute consiliari. A volte eccede, però, e le buone intenzioni si trasformano in tarantelle di maniera, utili per la caciara. Voto 6–.
Pasquale Coppola. E’ il consigliere di maggiore esperienza di Visconti, l’uomo che lo stesso sindaco aveva indicato quale futuro presidente del Consiglio. Lo sgarbo Pasqualino Maharajà lo ha avuto e per qualche settimana ha incassato il colpo. Dovrebbe essere la chioccia dei più giovani, ma il problema è che in maggioranza ogni gruppo o sottogruppo tira l’acqua per il suo mulino. A volte, per sua stessa ammissione, non viene ascoltato. I problemi del Comune li conosce bene il Coppola e anche alcune soluzioni. Sarà in grado di imporsi o verrà isolato in nome delle logiche e faide interne? Voto 5,5.
Teresa Giaccio e Lorenzo Abbatiello: attendiamo maggiori guizzi.
Ciro Marzi: troppo attivismo può nuocere.
Antonio Nastro: sia più sciolto in aula e non abbia timore.
Stefania Fanelli: soliti slogan, soliti discorsi in consiglio comunale.
Flora Angellotti: ancora troppo legata al bertinismo. Qualcuno le ricordi che questa è l’amministrazione Visconti.
Rosario Pezzella: enfatico, come sempre. A volte eccede e scivola nella retorica.
Luigi Carandente: è giovane e sta sulle sue, si sbilancia poco. Sia più intraprendente.
Enza Carandente: sui social, quando non era consigliera, era battagliera. Ora è troppo moderata. Trovi una via di mezzo.

























