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Incentiva la conoscibilità dei candidati, permette di scegliere il proprio parlamentare, rinsalda il rapporto eletti-elettori, favorisce le coalizioni, darà governabilità. Sono tutti i miti (fasulli) della nuova legge elettorale che, in realtà, raggiunge due obiettivi. Il primo: accontenta tutti i partiti che l’hanno voluta e si vendica con chi resta fuori. Il secondo: aggira minuziosamente i rilievi della Corte Costituzionale. Per il resto: aiuta la frammentazione, elegge un parlamento di nominati, non tutela la rappresentatività e nemmeno darà un governo stabile. Uno per uno, tutti i punti critici di una legge che, nelle parole di Michele Ainis, “no, non è incostituzionale, è solo immorale”.


























