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sabato 19 Settembre 2026
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Armi e favoreggiamento dopo il duplice omicidio Marrandino: patteggiano due imputati

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Due anni e dieci mesi di reclusione, oltre a 3 mila euro di multa, con la pena detentiva sostituita da lavoro di pubblica utilità. È questa la pena applicata dal Tribunale di Napoli Nord, sezione GIP-GUP, a Giuseppina Bortone e Vincenzo Mangiacapre, al termine del procedimento scaturito dalle indagini sulla vicenda del duplice omicidio dei fratelli Marco e Claudio Marrandino, ammazzati a colpi di arma da fuoco nel giugno del 2024 da Antonio Mangiacapre, marito di Bortone e papà di Vincenzo.
Soddisfatti gli avvocati Luigi Poziello e Dario Carmine Procentese, difensori delle costituite parti civili, perché si è posto fine ad un altro capitolo giudiziario.
Il procedimento riguardava, tra gli altri, le accuse di favoreggiamento personale, detenzione e porto illegale di armi e ricettazione. Secondo la contestazione riportata nella sentenza, Bortone e Mangiacapre avrebbero aiutato Antonio Mangiacapre, già condannato all’ergastolo con isolamento diurno dalla Corte d’Assise di Napoli per l’omicidio dei fratelli Marrandino, a sottrarre armi alle investigazioni e a occultare la pistola utilizzata per il duplice delitto.
I fatti originari risalgono al 15 giugno 2024, quando, secondo la ricostruzione giudiziaria, una lite per motivi di viabilità nella zona dello svincolo di Succivo della SS 7 bis, nel territorio di Orta di Atella, sfociò nell’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro i fratelli Marrandino. Antonio Mangiacapre, individuato dagli investigatori come autore materiale del duplice omicidio, fu successivamente rintracciato presso l’ospedale Pineta Grande di Castel Volturno e sottoposto a fermo.
Le successive perquisizioni nell’abitazione di Mangiacapre portarono al ritrovamento di armi, munizioni e materiale esplodente. La sentenza ricostruisce quindi l’attività investigativa svolta attraverso tabulati telefonici, intercettazioni e immagini di videosorveglianza.
Particolare rilievo viene attribuito ai contatti telefonici intercorsi nelle ore immediatamente successive al duplice omicidio. Gli investigatori analizzarono, tra le altre, le comunicazioni tra Vincenzo Mangiacapre e Mario Cirillo. La sentenza riferisce inoltre di immagini della videosorveglianza comunale di Casal di Principe che avrebbero documentato, nel pomeriggio del 15 giugno, un incontro tra Mangiacapre Vincenzo e una persona individuata negli accertamenti come Francesco Cirillo.
Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, ulteriori elementi sarebbero emersi dalle intercettazioni ambientali. In una conversazione del 25 giugno, Bortone avrebbe fatto riferimento all’intervento di una persona indicata come “Mario” e all’attività di “ripulitura” dell’abitazione. Gli investigatori avrebbero identificato tale persona in Mario Cirillo.
La sentenza prende in esame anche le dichiarazioni rese da Vincenzo Mangiacapre agli inquirenti il 4 luglio 2024 e gli accertamenti effettuati per verificarne la ricostruzione della giornata del delitto. In particolare, vengono richiamate le immagini delle telecamere e i dati relativi agli spostamenti di una Fiat Panda utilizzata da Francesco Cirillo.
Il giudice ha ritenuto corretta la qualificazione giuridica dei fatti contestati e ha escluso, sulla base degli elementi presenti nel fascicolo, i presupposti per una pronuncia di proscioglimento ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale. La pena è stata quindi determinata attraverso il meccanismo del patteggiamento, con le riduzioni previste per il rito.
il Tribunale ha poi integrato il dispositivo applicando a entrambi la sostituzione della pena detentiva con 2.060 ore di lavoro di pubblica utilità, da svolgersi presso la Croce Rossa Italiana – Comitato di Casal di Principe.
Per entrambi sono state inoltre stabilite prescrizioni, tra cui il divieto di detenere o portare armi, munizioni ed esplosivi, il divieto di frequentare abitualmente determinate categorie di persone, l’obbligo di permanere in Campania e il ritiro del passaporto, secondo quanto disposto nel provvedimento.
La sentenza pone così un ulteriore punto fermo sul versante processuale della vicenda successiva al duplice omicidio dei fratelli Marrandino, per il quale Antonio Mangiacapre era già stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni dalla Corte d’Assise di Napoli con sentenza del 2 luglio 2025, confermata dalla Sentenza della Corte d’Assise di appello di Napoli nel luglio del 2026.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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