Camorra, a Formia ritrovato il covo di Antonio Bardellino. Il boss dei Casalesi e quel mistero sulla sua morte

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Lo scorso mercoledì mattina, a Formia, durante una perquisizione eseguita da polizia e carabinieri è stato ritrovato un piccolo vano sotterraneo alto 170 centimetri in un appartamento in passato riconducibile al noto esponente dei clan dei casalesi Antonio Bardellino.

Al locale, ritrovato occultato al di sotto di un pavimento, si accedeva mediante una botola situata su binari scorrevoli ed una scaletta; al suo interno è presente una panca e una lampadina, in uno spazio molto angusto (120X100 centimetri).

Circa 100 persone, tra poliziotti e carabinieri, sono stati impegnati nella giornata di ieri, a Formia, Gaeta e Minturno, in una raffica di perquisizioni scattate nell’ambito dell’indagine sull’agguato a Gustavo Bardellino avvenuto il 15 febbraio del 2022 quando furono esplosi alcuni colpi di arma da fuoco all’interno di una concessionaria di via Ponteritto. La persona raggiunta dai proiettili e ferita era il nipote di Antonio Bardellino, fondatore del clan dei casalesi. All’arrivo delle forze dell’ordine non c’era già nessuna traccia dell’attentatore. Gustavo Bardellino, ferito ma non in pericolo di vita, fu sottoposto a un’operazione chirurgica.

Da allora le indagini sono andate avanti e ieri, 26 luglio, una serie di perquisizioni, anche nelle abitazioni dei Bardellino, sono state effettuate dalla squadra mobile di Latina e dal commissariato di polizia di Gaeta con il coordinamento del Servizio centrale operativo, dal comando provinciale dei carabinieri di Latina, con i militari del Nucleo investigativo e della compagnia di Formia, dal Ros e dalla Direzione investigativa antimafia. Il blitz ha consentito di scoprire un covo-bunker all’interno di una delle abitazioni che in passato era appartenuta proprio ad Antonio Bardellino.

Intanto emergono circostanze inedite anche in merito al più noto esponente del clan dei Casalesi, Antonio Bardellino, dato per morto nel 1988 in Brasile.

Santo Domingo, ore 19.19 del 2 novembre 2014. Un italiano che vive da anni nella località caraibica parla al telefono con lo zio che chiama dal Basso Lazio. Sono intercettati e, proprio alla fine della conversazione, gli investigatori in ascolto saltano dalla sedia: «Saluta papà», dice lo zio al nipote. Eppure il padre del ragazzo è stato assassinato nel maggio 1988 a Buzios, in Brasile, Stato di Rio de Janeiro, il cadavere sepolto sotto la sabbia della spiaggia di Copacabana: i due che stanno parlando, infatti, sono Silvio Bardellino e Gustavo De Vita, rispettivamente fratello e figlio naturale di Antonio Bardellino. 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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