Si ripresenta ancora una volta con una puntualità che non lascia spazio a equivoci l’annosa questione dell’amministrazione della nostra città. Non è una semplice discussione politica né un tema da affrontare con leggerezza. È una condizione strutturale costruita nel tempo che impone una riflessione lucida rigorosa e inevitabilmente scomoda.
Una città segnata da cinque scioglimenti per infiltrazioni camorristiche non è una città come le altre. È un dato oggettivo non interpretabile che ha inciso profondamente sul tessuto istituzionale e civile generando sfiducia allontanamento e una difficoltà concreta nel costruire un ricambio reale. In un contesto del genere il tema della responsabilità politica non può essere aggirato o ridotto a un esercizio retorico.
Se è vero che pochi sono disposti a esporsi è altrettanto vero che chi sceglie di farlo non ci mette soltanto la faccia. Ci mette se stesso fino in fondo. Si assume il rischio concreto di esporre la propria vita privata la propria famiglia la propria serenità al giudizio pubblico spesso esasperato al turpiloquio sociale e alla possibilità reale di dover trascorrere anni tra verifiche indagini e tribunali al di là delle intenzioni e della correttezza personale. Non è una percezione è il contesto che rende questo paese difficile e che inevitabilmente scoraggia molti dal mettersi in gioco.Parallelamente nel tempo si è consolidato un sistema che ha visto sempre gli stessi protagonisti nelle diverse fasi e nei diversi ruoli. Ed è qui che il punto diventa inevitabile. Non si può parlare credibilmente di rinnovamento senza fare i conti con questa continuità.In presenza di scioglimenti reiterati la responsabilità non può che essere diffusa e sistemica. Riguarda chi ha governato ma riguarda anche chi ha partecipato al gioco politico senza mai determinare una reale discontinuità. Riguarda anche quelle forme di opposizione che pur formalmente tali non hanno prodotto una rottura netta non hanno inciso fino in fondo non hanno costruito un’alternativa capace di modificare davvero gli equilibri.
Per questo appare oggettivamente contraddittorio che chi ha attraversato queste stagioni anche in una posizione di opposizione che non è mai diventata fino in fondo alternativa possa oggi proporsi come interprete del rinnovamento senza una chiara e preventiva assunzione di responsabilità. Non è una questione personale né polemica. È una questione di coerenza.
Il rinnovamento se deve essere tale non può limitarsi a una dichiarazione di intenti. Non può essere rivendicato da chi nei fatti ha partecipato a un sistema che non ha funzionato senza prima averne riconosciuto i limiti e le criticità. Perché senza questo passaggio ogni proposta rischia di apparire come una semplice riproposizione magari con un linguaggio diverso ma sostanzialmente identica nelle dinamiche.
Il punto non è escludere ma chiarire. Non è accusare ma rendere evidente che non può esserci credibilità senza discontinuità e non può esserci discontinuità senza consapevolezza. E la consapevolezza passa anche dal riconoscere che una opposizione morbida incapace di incidere realmente finisce comunque per essere parte di un equilibrio che si è rivelato insufficiente.
Tra qualche anno si tornerà al voto. Ma le prospettive non dipenderanno da chi si proporrà bensì da come lo farà e con quale grado di coerenza rispetto alla storia recente. Senza un’assunzione chiara di responsabilità senza una distanza reale da ciò che non ha funzionato il rischio è che tutto resti immutato.
E questo non è un giudizio. È una conseguenza logica dei fatti
Firmato P.G.























