Mugnano. Marco Cavallo: il giovane poeta del Segrè vincitore di diversi premi

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Marco Cavallo, da ottobre 2024, ha iniziato a partecipare ad alcuni concorsi letterari con alcune poesie e  con dei racconti brevi sia in lingua italiana, che in Inglese, trattando i temi più disparati,  quali: le  relazioni affettive (poesia “Tra noi” e racconto “Natale nella famiglia Rossival”, introspezione e sentimenti (Poesie “Come ombra”, “La solitudine”, e “Il silenzio”),  la violenza sui minori (poesia “Fiori calpestati”), racconti fantasy e poliziesco, rispettivamente con i racconti  “Le voci del crepuscolo” (presentato al Salone internazionale del libro di Torino maggio 2025 da Rudis Editore ) e “Oliver’s gang” in lingua inglese, 2′ classificato al concorso internazionale Francesco Giampietri in Venafro.

Di recente gli è stato comunicato che la sua poesia “Il silenzio”, è prima classificata – sezione giovani –  al concorso letterario “Sciacca Poesia”, bandito dal Comune di Sciacca, e precedentemente la stessa poesia è stata premiata al concorso letterario “Ossi di Seppia”, presso il Comune di Taggia (IM) con il “Gran premio della giuria”.

Marco è uno studente del  terzo anno del liceo Emilio Segre’ – succursale di Mugnano di Napoli ed è un atleta di Taekwondo presso il Team La Pietra in Mugnano.

Da vari anni egli vede nella poesia un mezzo per esprimersi, per raccontare quanto prova dentro di sé e per esprimere ciò che stimola la sua curiosità e la sua immaginazione. La poesia rappresenta per lui un varco per entrare nel mondo e per comunicare con gli altri. La partecipazione a concorsi letterari è anche un modo per condividere con altri l’ esperienza della scrittura, le emozioni e gli stimoli che da essa ne derivano.

Il Silenzio
C’è un’ombra nel tuo cuore, fanciullo,
che tace sotto il peso del giorno.
È un silenzio, una foglia caduta:
un sussurro spezzato, mai udito.

Soffia il vento tra i pioppi lontani,
ma qui tutto riposa, immobile.
Negli occhi suoi, grandi e vuoti,
c’è la piaga di un pianto taciuto.

Le mani tremano senza rumore,
il corpo si piega in se stesso,
come un fiore mai sbocciato,
come un petalo già piegato.

E chi sa del dolore profondo,
che il fanciullo nasconde nel petto?
Solo la luna, pallida e muta,
lo culla col suo candido lume.

Il suo grido è un sasso nel fiume,
affonda e scompare, per sempre.
Le parole, sottili come crini,
si annidano nel buio e svaniscono.

Nessuno lo vede, nessuno lo ascolta,
egli soffre nel silenzio del mondo.
Un silenzio che parla di pugni,
di notti rubate al riposo,

di sogni sfioriti nel buio.

Eppure, in quell’ombra che cresce,
ancora si leva una voce:
un fragile canto di foglia,
la voce dei vecchi nell’ozio.

Al tramonto ritorna sovrana
la quiete nelle strade del borgo.
E il fanciullo si perde nel nulla
Nessuno di nuovo, l’ascolta. E’ silenzio!

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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