“Abbiamo accolto intere famiglie dall’inizio del conflitto, arrivate con la propria auto, grazie alle associazioni e poi successivamente con i voli attivati dalla Protezione civile, 11 in totale. Nelle nostre strutture abbiamo ospitato 100 famiglie ucraine”. Parola di Valerio Paolini, responsabile dell’Ufficio relazioni con il pubblico della direzione sanitaria dell’ospedale pediatrico in un colloquio con l’Adnkronos. “Abbiamo curato ferite di guerra e pazienti colpiti da schegge di bombe, purtroppo anche amputazioni”, spiega. “Ma la maggior parte sono bambini che hanno necessità legate a malattie croniche, di proseguire le cure interrotte per il conflitto. Molte famiglie arrivate all’inizio della guerra oggi sono rimaste a Roma, anche perché lo Stato italiano ha garantito percorsi preferenziali per aiutarle”.
Il Bambino Gesù, che opera da anni per assistere e curare i piccoli pazienti che arrivano da Paesi che vivono scenari di guerra, ha un gruppo di specialisti che prende in consegna i pazienti a 360 gradi. Un piccolo esercito di educatori, psicologi, mediatori culturali, volontari. Un team che segue anche i piccoli arrivati da Gaza. Nella tragedia delle guerra in Ucraina, c’è anche chi a Roma ha ritrovato un pizzico di normalità. “Una mamma che in Ucraina era insegnante di musica ha portato il figlio in Italia. Ha una malattia cronica e necessità di cure, avevano anche un disturbo post traumatico da stress”, racconta Paolini. “Malgrado ciò la signora è riuscita a ritrovare un po’ di serenità e anche a proseguire la sua attività di cantante a Roma. In certe situazioni di grande difficoltà e stress, serve anche poter ricominciare a fare ciò che si ama”.
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