Il Pd di Marano potrebbe essere oggetto di studi o, come suggerisce qualche osservatore, lo spunto per una tesi universitaria nell’ambito delle scienze psicologiche. E’ un partito dilaniato da anni, e lo sanno tutti, anche se la verità (solitamente) non è molto apprezzata dai tesserati del partito, che ci vorrebbero ammaestrati come certi pseudo giornaletti locali, avvezzi allo zerbinaggio o ad essere foraggiati dagli amici degli amici.
Il Pd, insomma, è un caso da studiare. Da quando ci occupiamo di vicende maranesi, e quindi anche di politica, non c’è stato un solo giorno (uno) in cui il Partito democratico abbia avuto pace interna. Gli scontri, le divisioni, le invidie, le cattiverie, le malelingue, le accuse tra i vari esponenti del partito si protraggono da quando sindaco della città era Salvatore Perrotta e il segretario cittadino rispondeva al nome di Francesco Amitrano.
Ci sono due Pd, forse tre, forse quattro. Nessuno lo ha mai capito. E al netto delle polemiche, sulla necessità di tenere in piedi questa o quella giunta, di dare segnali importanti alla città, nulla di concreto mai accade. Si vivacchia, tra una polemica e un’altra, nella speranza che il tempo o qualche fattore esterno facciano propendere l’ago della bilancia verso un gruppo piuttosto che un altro.
Da quando è in carica Visconti, sindaco della città, la questione Pd ha assunto contorni ancor più tragicomici. Il Pd, in campagna elettorale, si divide su Visconti: una parte del partito vuole Stefano Stanzione, un’altra punta su quello che sarebbe poi diventato il primo cittadino. La spunta quest’ultimo gruppo, capeggiato da Pasquale Coppola, poi divenuto consigliere, e composto inoltre da Salvatore Perrotta junior, Maria Rossetti, Castrese Schiano (poi pentitosi sulla via di Damasco) e qualcun altro. Contrario, invece, il gruppo composto dall’ex assessore Matteo Morra, dall’ex assessore Francesco Vallefuoco e dall’attuale segretario cittadino Roberto Sorrentino, più gli altri della medesima corrente, tra cui l’ex assessore Di Luccio.
Il Pd entra in giunta ma i problemi si ravvisano fin da subito per le deleghe (di non grandissima importanza) assegnate al defunto e compianto Ettore Amore, all’epoca segretario dei dem divenuto assessore.
Ma i dem, tra un mugugno e un altro, vanno avanti nella speranza di essere ricompensati in seguito e su altre questioni. Dopo la morte di Amore, si apre un nuovo capitolo: Roberto Sorrentino diviene segretario ma non ha dalla sua parte tutti i consiglieri eletti. Pasquale Coppola, infatti, flirta e non poco con il gruppo della lista civica Visconti e auspica, in quel periodo, di poter portare qualche ulteriore freccia al suo arco, ovvero ulteriori consiglieri nel Pd che dovrebbero aiutare lui e gli altri viscontiani, Savanelli, Nastro e altri, a tenere a a bada i vari Morra, Sorrentino e co. Inizia, dunque, il solito, trito e ritrito spettacolo, fatto di tentativi di mediazione, stoccate a vicenda, riunioni-fiume e polemiche sottobanco.
Il caso Perrotta è emblematico: l’assessore viene invitato a dimettersi dal partito, luim Perrotta junior, tentenna, ammicca al sindaco, che lo difende e dice che necessita di lui per alcuni progetti. Perrotta, insomma, se ne sbatte altamente delle indicazioni e si dimette solo diverse settimane dopo, quando si assicura l’appoggio del solito Pasquale Coppola in vista dell’imminente rimpasto. Un rimpasto che doveva essere ampio (il segretario cittadino chiedeva l’azzeramento) e che invece si dimostra una farsa: quasi tutti gli ex assessori vengono riconfermati da Visconti, uno che vive (come tutti i maranesi sanno) di “inisirie”, simpatie e di antipatie a prescindere e che si fa spesso condizionare dai suoi “guardaspalle”.
Perrotta junior, accordatosi preventivamente con Coppola e Savanelli, rientra quindi nei ranghi ma le polemiche proseguono perché l’ala Sorrentino riesce a piazzare in giunta l’avvocato Di Luccio, a cui vengono assegnate deleghe tutt’altro che affini alle sue competenze professionali, bilancio in primis. Di Luccio entra nell’esecutivo con il mandato forte della segreteria cittadina e per fare essenzialmente una cosa: portare avanti il progetto per la realizzazione di una scuola nel complesso (abusivo) del Galeota, acquisito da oltre un anno al patrimonio del Comune. I dem si stracciano le vesti e annunciano che quel progetto è imprescindibile, prioritario per la sopravvivenza della giunta Visconti. Progetto che viene, però, miseramente stralciato dall’amministrazione cittadina (in accordo con qualche funzionario dell’Ente) senza aver nemmeno consultato l’assessore al ramo.
Un altro smacco, insomma, su cui si innesta una bagarre che porterà a un’ulteriore spaccatura: da un lato il solito Coppola, Nastro, Savanelli, Accongiagioco e Paragliola (Paragliola, Nastro e Accongiagioco in questi mesi hanno dato vita ad altri giochi e ad altre richieste), dall’altro la neo consigliera Santopaolo, fortemente critica nei confronti del sindaco, e gli altri del gruppo Morra-Sorrentino.
La segreteria non risparmia critiche a Visconti e annuncia fuoco e fiamme; i viscontiani, però, pur avendo incassato la revoca del progetto Galeota, frenano le mire del segretario del circolo e votano il bilancio. Riferiscono, in una nota, che il sindaco “sta verificando la possibilità di rispolverare il progetto Galeota per fini sociali”. Un escamotage per prendere ulteriore tempo e stoppare chi vorrebbe mandare a casa Visconti per manifesta e acclarata incapacità.
Ma non è tutto. Un anno fa l’attuale presidente del Consiglio, Mimmo Paragliola, intervistato a più riprese dal nostro portale, sollecitava l’amministrazione a cambiare passo e paventava anche le sue dimissioni da presidente dell’assise. Il Paragliola veniva spesso contestato dai viscontiani e all’interno del suo partito, in alcune riunioni, erano volate parole grosse. Paragliola, negli ultimi mesi, ha però perso tutta la sua verve e il suo fervore dialettico e oggi – dopo esser stato il più strenuo detrattore interno dell’operato della giunta – sembra aver perso improvvisamente la favella.
Nel mezzo, fiumi di riunioni, incontri, summit che non hanno portato mai a nulla di concreto. Da settimane, poi, si prefigura un intervento del segretario provinciale Sarracino, che dovrebbe arrivare a Marano per catechizzare i consiglieri andati contro la linea fissata dal direttivo e che non ne vogliono sapere di mollare la poltrona. Gli stessi, però, chiedono ora la “testa” del segretario del circolo locale.
Non è una faida interna, insomma, è qualcosa di più. E’ qualcosa da studiare negli ambiti delle scienze psicologiche e neurologiche.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews






















