Non ebbe alcuna esitazione a premere il grilletto e ad uccidere un ragazzo con la tuta da lavoro addosso, con le mani sporche di grasso dell’officina meccanica in cui lavorava. Non ebbe alcuna remora a picchiarlo, minacciarlo, per poi tornare in quell’officina una seconda volta e ammazzare un ragazzo che sognava una vita normale, onesta, ed era estraneo alle logiche criminali.
Per questo motivo è stato condannato A.N. (meglio conosciuto come «Nannone»), a diciotto anni di reclusione: è stato ritenuto colpevole dell’omicidio di Luigi Galletta, il meccanico di Forcella ucciso a luglio del 2015 dalla «paranza dei bimbi». Fu ucciso perché parente alla lontana di un presunto esponente del gruppo dei Buonerba, all’epoca in guerra aperta contro la «paranza» dei Sibillo (e degli Amirante-Giuliano-Brunetti). Una stagione criminale gratuita, aperta per la conquista di una strada o di un marciapiede su cui spacciare, che da ieri è entrata in una sentenza di un giudici. Diciotto anni al «Nannone», al killer fedelissimo di Emanuele Sibillo, che prese di mira un bersaglio indifeso, accanendosi con un lavoratore che non avrebbe mai potuto difendersi. Un verdetto che arriva con il rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena, ndr), che porta la firma del giudice Piero Avallone (che lascia il Tribunale dei Minori, per andare a Salerno), al termine delle indagini condotte dalla Procura di Maria De Luzemberger e dai pm anticamorra Francesco De Falco e Henry John Woodcock.
Il Mattino
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