Non un abbattimento, non uno sgombero di un bene abusivo, acquisito al patrimonio comunale, o di un bene confiscato alla camorra. Niente di niente, il Comune di Marano – seppur sciolto per ingerenze della criminalità organizzata – continua a palesare la consueta allergia agli sgomberi e alla demolizione degli immobili occupati illegalmente, ma ora dovrà fare i conti con la sentenza della Corte Costituzionale, che ha chiarito (a chiare lettere) che gli abbattimenti non possono essere fermati, a meno che non vi siano importantissime esigenze di carattere sociale che possono spingere gli enti a dare agli immobili un’altra destinazione d’uso.
Le commissioni straordinarie, come quella insediatasi quasi due anni fa a Marano, hanno l’obbligo di ripristinare la legalità laddove è venuta meno per condizionamenti della macchina amministrativa. A Marano ci sono tantissimi immobili ed esercizi commerciali che, seppur abusivi e acquisiti al patrimonio comunale, non sono stati né abbattuti né tanto meno assegnati alle associazioni che hanno finalità sociali.
Tanti e clamorosi gli esempi: la palazzina di via San Tommaso (c’era pure un impegno con un magistrato) acquisita al comune dal lontano 2006; il capannone commerciale di via Padreterno, acquisito due anni fa; le palazzine di via Platone e via Antica Consolare Campana, di proprietà comunale da tempo immemore. Niente è stato deciso per il complesso residenziale del Galeota e nulla si sa del capannone di via Vallesana, segnalato persino nella relazione che ha portato allo scioglimento dell’ente cittadino. Per non parlare di una miriade di negozi e negozietti che continuano ad operare indisturbati e degli interi quartieri abusivi che, nonostante le segnalazioni, non vengono “toccati”.
I furbi vanno avanti, la commissione e i dirigenti comunali traccheggiano. Nulla è cambiato in questi due anni. Una domanda sorge spontanea: ma i commissari sono venuti a Marano per difendere lo status quo o per provare a cambiare qualcosa?
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