Emergono nuovi particolari nelle motivazioni della sentenza di primo grado sottoscritta dal gip Antonio Tarallo. Motivazioni che hanno spinto il giudice ad assolvere alcuni imputati, accusati di essere parte integrante del clan Orlando, e alla condanna di altri soggetti. Una sentenza molto discussa.
Il gip Tarallo scrive: “All’esito dell’esame del materiale indiziario, raccolto in circa due anni di invasiva attività di indagine, questa autorità giudiziaria ritiene che l’impalcatura (il teorema della pubblica accusa, ndr) abbia sostanzialmente retto, per quanto concerne l’idea della costituzione di una realtà criminale sul territorio, autonoma e indipendente da quelle precedenti e parallelamente esistenti sul territorio (Polverino e Nuvoletta, ndr), sebbene con alcune diversità di ricostruzione investigativa degli indizi raccolti, soprattutto in riferimento ai rapporti esistenti tra i membri ritenuti già appartenenti o contigui ai precedenti gruppi e quelli di nuova costituzione, mentre non abbia assolutamente trovato adeguati riscontri probatori con riguardo alla costituzione di una autonoma associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, formata da componenti parzialmente coincidenti con quelli della ipotizzata associazione camorristica”.
Non da meno è da segnalare che il giudice Tarallo si è espresso, come sollecitato dalle difese di alcuni imputati, per la non utilizzabilità delle dichiarazioni del pentito Teodoro Giannuzzo, in quanto le sue propalazioni sono state raccolte e messe agli atti (24 ottobre 2017) in una fase successiva alla richiesta di giudizio immediato, in una fase dunque in cui gli atti processuali – secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione – sono già cristallizzati.
Nelle oltre 300 pagine della sentenza si fa riferimento anche alle dichiarazioni spontanee rese in aula da Salvatore Ruggiero, elemento del clan Polverino inglobato dagli Orlando e condannato in primo grado, in occasione delle quali ha chiesto scusa ai cugini Di Guida, Pasquale Antonio, con i quali ha sostenuto di aver intrattenuto rapporti di natura commerciale.
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