Marano, nelle 450 pagine della Commissione d’accesso i rapporti tra politica e soggetti borderline: “17 su 33 ex amministratori presentano controindicazioni antimafia”

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La relazione della Commissione d’accesso inviata al Comune di Marano di Napoli dedica ampio spazio agli organi di governo dell’Ente e ai rapporti familiari, politici e di frequentazione ritenuti meritevoli di approfondimento sotto il profilo antimafia.

Nel documento, che si sviluppa per circa 450 pagine, la Commissione descrive quello che definisce un quadro di “grave interferenza della criminalità organizzata” nella vita amministrativa del Comune. Una parte significativa dell’analisi riguarda proprio il vertice politico dell’Ente e, più in generale, la composizione di Giunta e Consiglio comunale.

Secondo quanto riportato nella relazione, il sindaco Matteo Morra presenterebbe “notevoli elementi di controindicazione antimafia”, che, secondo la Commissione, inciderebbero sull’imparzialità e sul buon andamento dell’amministrazione.

Tra gli elementi presi in considerazione viene indicato innanzitutto il rapporto di parentela con Giuseppe Di Maro, indicato nella relazione come cugino di Giuseppe Simioli, descritto dagli estensori del documento come esponente apicale del clan Polverino.

Ma è soprattutto il rapporto con Eduardo Simioli a essere sottoposto a particolare attenzione. La relazione evidenzia il suo ruolo di delegato di una delle liste a sostegno della candidatura di Morra e la sua presenza, secondo la Commissione, in diversi momenti istituzionali.

Gli estensori del documento arrivano a ipotizzare che tale vicinanza possa aver attribuito a Simioli un ruolo di particolare influenza sulla politica amministrativa del Comune. Un’interpretazione che la relazione collega anche ai rapporti familiari e di frequentazione attribuiti allo stesso Simioli con la famiglia dei costruttori Simeoli e, in particolare, con Angelo Simeoli.

Il caso dei festeggiamenti per l’assoluzione

Uno degli episodi richiamati con maggiore attenzione dalla Commissione riguarda la partecipazione di Eduardo Simioli ai festeggiamenti organizzati dopo l’assoluzione di Angelo Simeoli.

Secondo la relazione, il comportamento tenuto dal sindaco in quella circostanza avrebbe evidenziato una contraddizione tra le pubbliche prese di distanza e i rapporti personali. Gli estensori parlano di “pubbliche dissociazioni e private complicità”, utilizzando questa espressione per descrivere quella che ritengono una significativa incoerenza tra la rappresentazione pubblica dell’azione amministrativa e i rapporti personali ricostruiti nell’indagine.

La Commissione considera proprio questo episodio uno degli elementi che, a suo giudizio, contribuirebbero a delineare una situazione di vulnerabilità della guida politica dell’Ente.

Nel mirino anche il vicesindaco Carandente

Un altro capitolo riguarda Luigi Carandente, nominato vicesindaco e assessore.

La Commissione definisce la scelta della sua nomina come un elemento meritevole di particolare attenzione alla luce della storia amministrativa di Marano e dei precedenti scioglimenti del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Nel documento vengono quindi ricostruiti i rapporti familiari di Carandente. La relazione richiama il padre Michele, indicato come coinvolto in precedenti indagini per associazione di tipo mafioso e collegato al clan Nuvoletta, e la madre, indicata come cugina di un esponente del clan Orlando.

Viene inoltre richiamata la moglie, che aveva già ricoperto incarichi di governo in una precedente amministrazione sciolta per infiltrazioni della criminalità organizzata. La relazione prende in esame anche i rapporti di parentela con esponenti della famiglia Orlando.

Secondo la Commissione, l’insieme di questi elementi costituirebbe un quadro di particolare criticità nella scelta politica del vicesindaco.

“17 su 33” sotto esame

L’analisi della Commissione non si ferma al sindaco e al vicesindaco.

La relazione segnala infatti profili di criticità anche per altri cinque assessori e per dodici consiglieri comunali.

Il dato complessivo riportato nel documento è significativo: su 33 componenti complessivi di Giunta e Consiglio, 17 vengono indicati dalla Commissione come portatori di profili di “controindicazione antimafia”.

Si tratta, dunque, di oltre la metà dei componenti degli organi politici presi in esame.

La relazione della Commissione d’accesso, va ricordato, rappresenta la ricostruzione e le valutazioni degli organi incaricati dell’accesso ispettivo. Le contestazioni e gli elementi riportati nel documento dovranno pertanto essere letti alla luce degli atti ufficiali e degli eventuali successivi provvedimenti delle autorità competenti.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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