Marano, oltre 10mila pratiche di condono ferme da decenni: una potenziale miniera da milioni di euro per il Comune. Tutti i dati mai pubblicati

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A Marano sono oltre 10mila le pratiche di condono edilizio ancora da definire. Circa 4.500 risalgono al condono del 1985, altre 4.000 a quello del 1994 e circa 1.100 al condono del 2003. Un arretrato enorme che, oltre a rappresentare un problema urbanistico e amministrativo, potrebbe trasformarsi in una significativa fonte di entrate per le casse comunali.

Non si tratta, naturalmente, di 10mila pratiche automaticamente definibili né di 18 milioni di euro già disponibili.

Bisogna infatti verificare, caso per caso, quali istanze siano procedibili, quali necessitino di integrazioni, quali siano interessate da vincoli che impediscono la sanatoria e quali cittadini siano effettivamente nelle condizioni di corrispondere gli oneri necessari alla conclusione dell’iter.

Ma il dato di partenza resta impressionante: oltre 10mila pratiche ancora da esaminare o definire, accumulate nell’arco di circa quarant’anni.

Il condono del 1985 conta circa 4.500 istanze, quello del 1994 circa 4.000, mentre le pratiche riferibili al terzo condono, quello del 2003, sono circa 1.100.

Numeri che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa la dimensione dell’arretrato.

Un potenziale tesoretto per le casse comunali

Se la stima degli oneri potenzialmente recuperabili fosse nell’ordine dei 18 milioni di euro, non sarebbe però corretto considerare quella cifra come un’entrata certa.

Una parte delle pratiche potrebbe non essere procedibile, altre potrebbero essere definitivamente escluse dalla possibilità di sanatoria, mentre per altre ancora gli oneri potrebbero non essere materialmente riscossi.

Ma anche ipotizzando prudenzialmente che soltanto una parte consistente delle pratiche possa arrivare a conclusione e che gli importi effettivamente incassabili siano circa la metà della stima complessiva, si potrebbe comunque parlare di un recupero nell’ordine dei 9 milioni di euro.

Per un Comune che deve fare i conti con una situazione finanziaria difficile, si tratta di una cifra che meriterebbe un’attenzione molto diversa da quella riservata finora all’arretrato.

Una task force per smaltire 10mila pratiche

La domanda è semplice: perché non organizzare un piano straordinario per smaltire l’arretrato?

Il Comune potrebbe valutare un progetto specifico, con un obiettivo quantitativo e un cronoprogramma preciso.

Da una parte si potrebbe incentivare il personale interno, prevedendo attività aggiuntive anche oltre il normale orario di lavoro, nel rispetto della normativa e delle risorse disponibili.

Dall’altra si potrebbe valutare il ricorso a professionisti e tecnici esterni, attraverso procedure trasparenti e conformi alla normativa, creando un vero e proprio pool tecnico-amministrativo dedicato ai condoni.

L’obiettivo dovrebbe essere classificare le oltre 10mila pratiche e individuare rapidamente quelle che possono essere definite.

Prima il censimento.

Poi la verifica della procedibilità.

Quindi la determinazione degli oneri.

Infine la conclusione delle pratiche e la riscossione delle somme dovute.

Dal 1985 al 2003: quarant’anni di arretrato

Il primo condono, quello del 1985, fu disciplinato dalla legge n. 47/1985 e riguardò determinate opere abusive realizzate entro il 1° ottobre 1983.

Il secondo arrivò con la legge n. 724/1994, per le opere abusive ultimate entro il 31 dicembre 1993.

Il terzo fu introdotto dal decreto-legge n. 269/2003, convertito nella legge n. 326/2003, con riferimento agli abusi ultimati entro il 31 marzo 2003 e con condizioni più restrittive, soprattutto in presenza di vincoli.

Sono passati decenni e una parte enorme di quelle pratiche è ancora da definire.

A Marano, dunque, il problema non è soltanto quello di avere migliaia di fascicoli negli archivi comunali.

È anche quello di non sapere con precisione quante di quelle pratiche siano ancora procedibili, quanto possano produrre in termini di oneri e quanto potrebbe effettivamente finire nelle casse dell’ente.

Non una sanatoria indiscriminata, ma un’operazione di trasparenza e recupero

Affrontare la questione non significa certamente concedere una sanatoria generalizzata.

Al contrario, significa applicare rigorosamente la normativa, distinguendo ciò che può essere sanato da ciò che non può esserlo.

Significa anche affrontare il tema dei vincoli urbanistici, paesaggistici e idrogeologici e verificare la concreta procedibilità di ogni singola istanza.

Ma proprio per questo è necessario lavorare sulle pratiche.

Diecimila fascicoli non possono restare indefinitamente sospesi.

Una amministrazione che voglia risanare i conti dovrebbe sapere esattamente quali risorse può recuperare, quali crediti sono esigibili e quali pratiche devono invece essere definitivamente archiviate.

Una scelta che nessuna amministrazione può più rinviare

A Marano si parla da anni dell’arretrato dei condoni.

Ma gli anni continuano a passare e le pratiche restano.

Nel frattempo il Comune ha bisogno di risorse per i servizi, la manutenzione, le scuole, le strade e il funzionamento della macchina amministrativa.

Per questo il condono edilizio dovrebbe diventare una delle priorità della prossima amministrazione.

Non per promettere 18 milioni di euro facili, ma per fare finalmente ciò che finora non è stato fatto: aprire tutte le pratiche, verificarle una per una e capire quanto di quel potenziale può realmente trasformarsi in entrate.

Perché se anche soltanto una parte delle oltre 10mila pratiche potesse essere definita e produrre entrate, Marano avrebbe davanti una possibilità concreta di recuperare milioni di euro.

Una montagna di fascicoli accumulata in quarant’anni che potrebbe diventare, finalmente, una risorsa per la città. Il resto è propaganda. 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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