Protagonisti della vicenda sono un uomo di 41 anni e la moglie di 36, che si erano rivolti al centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Paolo di Napoli. I primi dubbi sono emersi quando ai genitori è stato comunicato il gruppo sanguigno della neonata, risultato incompatibile con quello di entrambi. Gli esami successivi, compreso il test del Dna, hanno confermato che la bambina non ha legami biologici con loro.
Nel luglio dello scorso anno la coppia ha presentato una denuncia alla Procura di Napoli. Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo, tuttora pendente, per lesioni colpose. Gli accertamenti sono stati affidati ai Nas di Napoli, su delega della pm Stella Castaldo, della sezione Lavoro e Colpe Professionali coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. I militari hanno svolto verifiche nel centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale di Fuorigrotta.
L’ipotesi indicata nell’esposto è che durante le procedure di fecondazione possa essere avvenuto uno scambio di embrioni. Se confermata, questa eventualità potrebbe significare che una o più coppie stiano crescendo figli biologicamente propri senza esserne consapevoli.
I genitori hanno comunque deciso di riconoscere la bambina e di crescerla. Il loro legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, parla di un possibile danno psicologico che dovrà essere quantificato e definisce la vicenda come un passaggio «dallo scambio in culla a quello nell’utero».


























