Sul caso Ranucci-Lavitola c’è un dettaglio che, stranamente, sembra interessare meno di tutti: la scorta.
Dopo il finto attentato alla Segafredo, il dispositivo di sicurezza per Sigfrido Ranucci sarebbe passato da due a otto agenti. Poi arriva la confessione di Lavitola e viene a galla la messinscena: altro che attentato, una “bomba d’amore”.
E allora la domanda è semplice, quasi banale: se la bomba era finta, la scorta resta vera?
Perché otto uomini impegnati nella protezione di una persona non sono un dettaglio burocratico: sono risorse pubbliche, mezzi e personale sottratti ad altri servizi.
Nessuno mette in discussione il diritto alla sicurezza. Ma se il motivo che ha fatto scattare il rafforzamento della protezione si è rivelato una montatura, sarebbe curioso sapere se e quando scatterà anche il percorso inverso.
La bomba d’amore, insomma, è esplosa. Ora resta da vedere se esploderà anche la domanda sulla scorta.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews


























